Everyday Endless
un racconto al giorno, per sempre

Ventitré

Mei Lin attraversa il cortile della scuola elementare numero sette di Guandu alle sei e quaranta del mattino dopo avere contato i centoquarantadue passi dal posteggio all’ingresso, centoquarantadue perché li aveva contati al telefono il giorno prima, quando l’addetta del bureau di sicurezza distrettuale di Liuyang le aveva detto che il padre era il numero ventitré e che il riconoscimento sarebbe stato la mattina del cinque maggio nella scuola requisita; perché contare era il suo modo di tenere la distanza dalle cose che chiedevano altro, come quando misurava la distanza tra la sua scrivania a Shanghai e la finestra dell’ufficio (otto metri e quaranta) o quando misurava i giorni dall’ultima telefonata al padre (duecentoquarantasei, calcolati col calendario lunare aperto sul tavolo del soggiorno), e quando il padre, l’ultima volta, durante la visita di marzo, le aveva passato il sandalo sinistro di plastica blu e le aveva chiesto di incollargli la suola perché si era staccata, e Mei Lin l’aveva incollata due volte di seguito con la colla forte che si usa per i pavimenti, dicendogli “ti basta fino a giugno, dopo te ne compri uno nuovo”, e il padre aveva risposto: “incollalo bene, devo arrivare a giugno.”

Il funzionario locale del bureau le viene incontro nel cortile e ha cinquantatré anni, un quaderno blu in mano, e una targhetta cucita sulla camicia che dice il suo cognome: Wang. Wang la guida verso una fila di sacchi neri appoggiati su tavoli da scuola allineati lungo il muro est del cortile; ogni sacco ha una targhetta cartacea legata al manico con uno spago bianco, e Mei Lin nota subito, mentre cammina e conta i sacchi (uno due tre quattro cinque sei sette otto nove dieci undici dodici tredici quattordici quindici sedici diciassette diciotto diciannove venti ventuno ventidue), che alcune targhette hanno un nome scritto e altre soltanto un numero; il sacco numero ventitré è il primo della seconda fila e ha una targhetta che dice soltanto: 23. Wang spiega, mentre solleva la cerniera del sacco con un gesto lento che lei interpreta come professionalmente compassionevole: “Per i ventitré con documento ritrovato accanto al corpo abbiamo il nome. Per gli altri, riconoscimento famigliare; firma sul modulo, e il caso si chiude. Il trasferimento al funeral home della contea spetta alle famiglie: il direttore di Huasheng è stato detenuto, l’azienda è sospesa.” Aggiunge: “L’azienda era stata multata in gennaio: quindicimila yuan per due violazioni nel workshop quattro, mescolavano agenti riducenti e ossidanti nello stesso laboratorio.” Lo dice come una concessione, come se il dato giustificasse la procedura.

Il sandalo emerge dal sacco aperto: il sandalo blu sinistro con la suola incollata due volte. Mei Lin si china, non per riconoscerlo (riconoscere è un verbo che presuppone un dubbio, e lei non ha dubbi), ma per controllare se anche il destro è dentro il sacco. Wang la guarda. Mei Lin chiede: “E il destro?” Wang scuote la testa: “Non l’abbiamo trovato.” Alle sue spalle, dall’altro lato del cortile, l’addetta che gestisce la coda dei riconoscimenti chiama il numero successivo: “Ventiquattro.” Una donna anziana si stacca dal gruppo in attesa e cammina verso un sacco della terza fila. Mei Lin sente le sue scarpe sulla ghiaia.

Allora Mei Lin si rivolge a Wang e dice: vorrei che lei scrivesse il nome di mio padre sulla targhetta; sopra il numero, prima della firma. Wang la guarda due secondi senza rispondere, poi consulta il quaderno blu come se cercasse una pagina precisa, anche se Mei Lin capisce che non sta cercando niente (sta prendendo tempo, un tempo procedurale, perché la richiesta non è prevista dal modulo, che ha un campo “numero” e un campo “firma del famigliare” e un campo “documento di identità famigliare” ma non un campo “nome del defunto sopra il numero”); il manuale di compilazione non vieta la cosa, semplicemente non la prevede. L’addetta della coda chiama: “Venticinque.” Un uomo si stacca dal gruppo. Wang dice: “Va bene.” Tira fuori una penna a sfera, una Parker blu con il cappuccio dorato che le sembra strana in quel cortile, e scrive in caratteri precisi sopra la cifra 23 i tre caratteri del nome: 刘建华. Liu Jianhua. Poi le passa il modulo. L’addetta chiama: “Ventisei.” Un’altra donna anziana cammina verso un sacco. Mei Lin firma. La calligrafia della firma è di chi conta i tratti dei caratteri prima di scriverli, undici tratti per il cognome, sette tratti per il secondo carattere del nome, otto tratti per il terzo; Mei Lin conta sempre.

Wang chiude il sacco. Due assistenti lo portano alla camioneta che è stata noleggiata dal cugino di Mei Lin a Liuyang per il trasporto: una vecchia Wuling Hongguang con la cassa coperta da un telone verde. Il sacco occupa il sedile posteriore. Mei Lin sale davanti. Sul sedile passeggero, accanto al sacco posteriore, lei posa una cosa che si è tenuta in mano da quando è uscita dal cortile: il sandalo blu sinistro. Lo ha tolto al sacco prima che Wang lo chiudesse, senza che nessuno la vedesse, perché in quel cortile non c’erano camere di sorveglianza (Mei Lin aveva controllato all’ingresso) e perché Wang stava già firmando il proprio rapporto sul quaderno blu. Sul cruscotto la cifra del chilometraggio dice 84.317. Il cugino non c’è ancora. Mei Lin aspetta dieci minuti.

La targhetta del sacco è ancora visibile dal sedile passeggero, attaccata al manico con lo spago bianco; sulla targhetta si legge il nome (Liu Jianhua) e sotto si legge il numero, perché Wang non aveva cancellato il 23, lo aveva soltanto sovrastato col nome. Coesistono. Il sandalo sinistro è sul sedile accanto. Il destro non c’è.

Filigrana · II
Ricevi un racconto al giorno

Nota

fatto: il 4 maggio 02026 un’esplosione nella fabbrica di fuochi d’artificio Huasheng a Guandu, Liuyang, nello Hunan, ha ucciso 37 lavoratori e ne ha feriti 51; l’azienda era stata multata in gennaio per due violazioni nel workshop, miscelava agenti riducenti e ossidanti. (China Daily, SCMP, US News, 4-10 maggio 02026.)

mondo: a Piacenza, una donna è stata uccisa dal marito mentre la procuratrice negava la categoria di femminicidio; alla Centrale del Latte di Torino un operaio di Orbassano è morto travolto da un bancale; a Brusaporto un giovane di trentadue anni si è spento dopo quindici giorni di coma per un’intossicazione in cisterna. Lo stesso giorno il Pentagono ha contato 29 miliardi di dollari spesi nella guerra all’Iran.

Varianti: 5.

Filigrana · Pneuma II.

Everyday Endless è un organismo narrativo. Ogni giorno si nutre delle pressioni del mondo reale e le trasforma in racconto. Cosa diventa il fatto dipende dal giorno: il dispositivo cambia forma, il materiale cambia voce, la distanza dal reale cambia profondità.

L'autore ha scritto il dispositivo. Il dispositivo compone il racconto. Il meccanismo è dichiarato e visibile.

Le collane si compongono racconto dopo racconto.

Fascicoli
Venticinque racconti, raccolti per fascicolo. Uno al giorno.
Fascicolo III — 2 di 25 · In composizione · 051–075
Mappe
Composizioni lunghe a più voci, ognuna costruita intorno a un evento accaduto.
001 · Pesach · in arrivo
002 · Piazzale Medaglie d'Oro 17 · in arrivo
003 · aprile 1945 · in arrivo
Incunabola
Raccolte di racconti di pura invenzione, fuori dal vincolo del fatto.

Il progetto

Tema
chiaro scuro
Lingua
Italiano
English
Français
Deutsch
Español
Português
日本語
中文
العربية
Pagine
Connessioni