Mahmoud Suleiman guida il Land Cruiser bianco dell’ONG dal duemila e quattordici. Il convoglio parte da El Fasher alle undici del sei maggio. Quattro veicoli. Quindici casse di acqua, otto di nutrizione terapeutica, una piccola di legno, marcata UNICEF in nero, con dieci fiale di insulina refrigerate. Mahmoud è alla guida del primo veicolo.
Prima di partire Mahmoud controlla l’olio, l’acqua del radiatore, la pressione delle gomme. Pulisce il parabrezza. Tiene il salvacondotto in plastica trasparente nella tasca interna della camicia. La chiave del Land Cruiser ha un portachiavi di plastica gialla con una stampa nera che dice SCUOLA GUIDA UM BARU — DAL 2018. Mahmoud aveva fatto fare il portachiavi per tutti gli allievi. Gliene erano avanzati tre. Uno è in tasca.
Tra El Fasher e Um Baru ci sono sette checkpoint. Mahmoud li conta da undici anni. Mellit. Tina. Mistarayy. Saraf Omra. Wadi Howar. Bir Maqsud. Karnoi. A Karnoi si gira a destra e si entra in Um Baru per la pista bianca.
A Mellit Mahmoud abbassa il finestrino. Mostra il salvacondotto. Il soldato RSF, sui trenta, gli fa segno di passare. A Tina, idem. A Mistarayy il soldato è una donna giovane, magra. Le mani le tremano. Apre la cassa di acqua, prende una bottiglia, la rimette dentro. Fa segno. A Saraf Omra il salvacondotto viene controllato due volte. A Wadi Howar c’è un cane legato a una corda. A Bir Maqsud il soldato dorme in piedi, appoggiato al fucile. Mahmoud aspetta che si svegli, mostra il foglio. Il soldato sbatte le palpebre, fa segno. Sono passate quattro ore.
Karnoi, ore quattordici e diciotto.
Mahmoud si ferma. Abbassa il finestrino.
Il soldato del settimo checkpoint ha diciotto anni. Ha la divisa con la cintura troppo larga, le scarpe da ginnastica nere senza marca, il Kalashnikov tenuto basso, l’orecchio destro con un piccolo taglio sulla cartilagine.
Mahmoud lo guarda.
Mahmoud lo riconosce.
È il fratello minore di Tariq Hammad. Tariq aveva sedici anni nel duemila e diciotto, era venuto a scuola guida da Mahmoud per cinque settimane. Si presentava sempre col fratello piccolo, dieci anni, magrissimo, l’orecchio destro con un piccolo taglio sulla cartilagine — gli era caduto da una bicicletta che il padre gli aveva costruito con un telaio di metallo trovato a Um Baru. Il fratello si chiamava Yousef.
Yousef ha diciotto anni adesso.
Yousef tiene il Kalashnikov basso. Guarda Mahmoud. Lo guarda intero. Mahmoud non sa cosa Yousef stia guardando — il volto del maestro di scuola guida, il volto dell’autista, il volto di un uomo di Um Baru, il volto di un uomo solo. Mahmoud non dice il suo nome. Mahmoud non chiede di Tariq. Mahmoud non chiede del padre, della madre, della casa di Um Baru sotto la collina di tamarindi. Mahmoud non chiede niente.
Yousef abbassa lo sguardo. Prende il salvacondotto. Lo guarda. Le mani tengono il foglio per gli angoli. Le unghie sono corte e sporche. Yousef restituisce il foglio. Dice una parola.
Dice: «Passa».
Mahmoud annuisce. Mette su il finestrino. Ingrana la prima.
Il convoglio passa.
Mahmoud guida sulla pista bianca. Diciotto chilometri di pista bianca. Le case di Um Baru appaiono prima — tetti di lamiera, recinzioni di canne, l’antenna della scuola elementare di Fatima visibile da lontano. Arriva all’ospedale alle sedici e quattro. Scarica le casse. L’infermiera — si chiama Hamida, ha quarantotto anni, due figli — firma il modulo. Prende la cassa marcata UNICEF. La porta dentro. Conta dieci fiale.
Mahmoud torna al Land Cruiser. Il sole è alto ancora. Si siede al volante. Tiene la chiave in mano. Sul portachiavi è scritto SCUOLA GUIDA UM BARU — DAL 2018. Mahmoud non guarda il portachiavi. Mahmoud mette la chiave in tasca.
Esce dal Land Cruiser. Cammina verso casa.
Fatima è sulla porta. Gli chiede com’è andato il viaggio. Mahmoud dice che è andato bene. Mahmoud dice che ha consegnato. Mahmoud dice che torna domani mattina a El Fasher. Fatima gli passa una tazza d’acqua. Mahmoud beve.
Fatima gli chiede dei checkpoint.
Mahmoud dice: tutti regolari.
Mahmoud non dice il nome di Yousef. Non a Fatima. Non a Hamida dell’ospedale, che pure è di Um Baru e conosceva Tariq da bambino. Mahmoud non lo dice a nessuno.
Mahmoud cena. La luna sale presto, in maggio, sopra Um Baru. Mahmoud si siede sulla sedia di metallo davanti alla porta di casa. Fatima è dentro che mette i figli a letto. Mahmoud tiene la chiave del Land Cruiser in tasca.
Pensa a Yousef. Tariq Hammad, oggi, ha ventiquattro anni. Il fratellino di Tariq Hammad gli ha lasciato passare il convoglio dell’UNICEF a Karnoi.
Non sa se domani Yousef sarà ancora a Karnoi, o se la prossima settimana il fratello di Tariq Hammad sarà ancora un soldato dell’RSF, o un soldato dell’esercito sudanese, o un morto.
Domani mattina alle undici Mahmoud parte di nuovo da El Fasher. Sette checkpoint. Mellit. Tina. Mistarayy. Saraf Omra. Wadi Howar. Bir Maqsud. Karnoi.
A Karnoi qualcuno controllerà il salvacondotto. Mahmoud farà finta di non riconoscere.