Everyday Endless
un racconto al giorno, per sempre

Si registra

Si registra. Pronto soccorso pediatrico, ospedale regionale di Kharkiv, tre del mattino di mercoledì sei maggio duemilaventisei. Tre bambini arrivati alle due e quaranta. Tutti e tre con ferite da frammento, drone Shahed, esplosione in via Saltivska al sesto piano di un palazzo di otto, quartiere residenziale. L’infermiera al banco triage si chiama Olha, quarantasette anni, diciotto ore di turno, una tazza di tè freddo accanto al monitor.

Si registra che il medico di guardia, il dottor Petrenko, è in sala dalle due e venti con una donna incinta, parto in emergenza, distacco di placenta, codice rosso ostetrico. La sala due è occupata fino a data da definirsi. La sala uno è libera. L’altra infermiera, Ivanna, è di sopra in pediatria al quarto piano, sta sistemando i tre lettini.

Si registra che i tre bambini sono in tre lettini paralleli, separati da tendine in plastica trasparente.

Lettino A. Bambina, tre anni, nome scritto sulla cartella in caratteri cirillici, Polina. Pelle pallida, occhi aperti, non grida, addome tirato verso l’alto, monitor mostra frequenza cardiaca ottantotto. Olha lo vede.

Lettino B. Bambino, sette anni, nome Sasha. Camicia da notte azzurra, ferita aperta sulla coscia destra, frammento metallico visibile, compressione fatta dai genitori durante il tragitto. Tiene in mano un telecomando di plastica nera, di quelli per le macchinine giocattolo a infrarossi, con due frecce e una manopola. La frequenza cardiaca è centoquarantadue. Compensa.

Lettino C. Bambino, cinque anni, nome Maksym. Spalla destra, frammento, urla a intervalli regolari. Frequenza cardiaca centotrenta. Compensa.

Olha sa che chi grida compensa. Sa che chi non grida non compensa. La bambina di tre anni è il dato peggiore. La bambina di tre anni è quella che dovrebbe entrare per prima. Lo sa dalle mani prima che dalla testa.

Si registra che il protocollo dell’ospedale dice che il triage operativo, la decisione di chi entra per primo in sala, viene presa dal medico. L’infermiera stabilizza, posiziona, monitora. L’infermiera non decide chi.

Olha guarda il telefono al banco. La luce del telefono è spenta. Il dottor Petrenko non risponderà nei prossimi dieci minuti. Forse venti. La donna incinta in sala due è in emorragia.

Si avvicina al lettino B. Sasha tiene il telecomando con tutte e due le mani, le nocche bianche, le punte delle dita giallastre. Gli occhi sono fermi sul soffitto, non sulla coscia. Il bambino sta giocando ancora. Sta giocando con un telecomando senza la macchinina. Sta giocando per non guardare la gamba.

“Sasha.” Olha parla piano, in ucraino. “Mi devi dare il telecomando. Adesso dobbiamo fare la radiografia. Non si può con cose di metallo addosso.”

Sasha non lo molla. Non parla. Olha si china. Mette una mano sopra le sue. La sua mano è grande, le sue di Sasha sono piccole. Sgancia un dito. Poi un altro. Il telecomando cade sul lenzuolo. Sasha apre la mano. Continua a guardare il soffitto.

Olha prende il telecomando. Lo guarda un istante. Plastica nera, le frecce, la manopola. Lo posa sul carrellino accanto al lettino. Si volta verso il lettino A.

Si registra che il pulsante rosso di chiamata-medico, al monitor di Polina, è schiacciato da Olha alle tre e quattordici minuti e secondi non registrati. Si registra che il portantino di turno, Andriy, arriva al lettino A alle tre e quattordici e quaranta. Si registra che Olha gli dice, voce ferma, sigla operativa, “porta lei in sala uno. Adesso. Ostruzione addominale, sospetta. Avviso dottor Petrenko via interfono.”

Si registra che Andriy guarda Olha mezzo secondo. Poi sblocca il freno del lettino di Polina. Lo spinge verso il corridoio. La porta della sala uno si apre. Si chiude.

Si registra che alle tre e diciotto Polina entra in sala. Alle tre e venti il dottor Petrenko, finito il parto, raggiunge la sala uno. Apre la cartella. Guarda l’addome di Polina. Conferma diagnosi di Olha. Comincia.

Si registra che alle tre e ventidue Olha torna al lettino B. Sasha è sempre lì. La coscia continua a sanguinare. Olha riprende il telecomando dal carrellino, lo gira tra le dita. Si china sul bambino. “Ti ho lasciato senza, Sasha.”

Sasha guarda il soffitto.

“Sasha, mi senti?”

Sasha non parla. Sasha non risponde. Sasha non guarda Olha.

Olha gli mette il telecomando sotto la mano destra, dolcemente, le dita rilassate sul lenzuolo. La mano di Sasha non si stringe. Olha aspetta. Conta fino a cinque nella testa, poi fino a dieci. La mano di Sasha non si stringe sul telecomando.

Olha tira indietro la sua. Va al lettino C, da Maksym che ha smesso di urlare e adesso piange piano. Schiaccia il pulsante di chiamata per il secondo portantino. Solleva la flebo.

Si registra che alle tre e ventotto il dottor Petrenko esce dalla sala uno. Polina è stabile. Sasha entra in sala alle tre e trenta. Quando il portantino lo solleva dal lettino, il telecomando resta sul lenzuolo, accanto alla piega bianca che ha lasciato il corpo.

Olha lo prende. Lo mette nella tasca della divisa. Va al lavandino. Si lava le mani. Si registra che le lava per quarantacinque secondi, contati. Si registra che dopo non se le asciuga subito.

Si registra che il padre di Sasha arriva alle tre e cinquanta. Si registra che Olha gli darà il telecomando alle quattro e dieci.

Kharkiv, Ucraina. Attacco russo con droni Shahed su un quartiere residenziale ferisce nove persone tra cui tre bambini il 6 e 7 maggio 02026; nelle stesse giornate bombardamenti planati colpiscono Zaporizhzhia con dodici vittime e 355 droni vengono lanciati contro l'Ucraina nella seconda offensiva aerea più grande dall'invasione. France 24, Al Jazeera, Kyiv Independent.
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Nota

fatto: Un attacco russo con droni Shahed colpisce un quartiere residenziale di Kharkiv il 6 e 7 maggio, ferendo nove persone tra cui tre bambini. Nelle stesse giornate i bombardamenti planati colpiscono Zaporizhzhia con dodici vittime, mentre 355 droni vengono lanciati contro l’Ucraina nella seconda offensiva aerea più grande dall’invasione. (France 24, Al Jazeera, Kyiv Independent, 6 e 7 maggio 02026.)

mondo: A Gaza l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha evacuato 740 pazienti tra cui 432 bambini, mentre 18.500 restano in attesa. Ad Anoia un quarantaseienne cade dal tetto colpito da una lamiera. A Hangzhou un tribunale vieta i licenziamenti per sostituzione con intelligenza artificiale.

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Everyday Endless è un organismo narrativo. Ogni giorno si nutre delle pressioni del mondo reale e le trasforma in racconto. Cosa diventa il fatto dipende dal giorno: il dispositivo cambia forma, il materiale cambia voce, la distanza dal reale cambia profondità.

L'autore ha scritto il dispositivo. Il dispositivo compone il racconto. Il meccanismo è dichiarato e visibile.

Le collane si compongono racconto dopo racconto.

Fascicoli
Venticinque racconti, raccolti per fascicolo. Uno al giorno.
Fascicolo III — 2 di 25 · In composizione · 051–075
Mappe
Composizioni lunghe a più voci, ognuna costruita intorno a un evento accaduto.
001 · Pesach · in arrivo
002 · Piazzale Medaglie d'Oro 17 · in arrivo
003 · aprile 1945 · in arrivo
Incunabola
Raccolte di racconti di pura invenzione, fuori dal vincolo del fatto.

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