Avevo otto anni e avevo una capra a chiazze bianche e nere che si chiamava Sira, e avevo un quaderno di scuola con la copertina blu sul gradino di casa, e mia nonna era in mezzo al cortile col fagotto in spalla, e dall’altra parte del fiume venivano colpi.
Mia nonna mi aveva detto: «Aminata, prendi una cosa e andiamo».
Una cosa, aveva detto. Una, e non due. E io avevo guardato Sira, e poi il quaderno, e poi Sira ancora, e poi il quaderno ancora, e mia nonna non parlava. Era ferma nel mezzo del cortile e teneva il fagotto a destra e il bastone a sinistra, e i suoi sandali erano già pieni di polvere, perché aveva traversato il cortile due volte, prima per legare il fagotto e poi per chiudere a chiave la porta dietro la casa che dava sul pollaio. Le galline non c’erano più: le aveva date il giorno prima alla cugina della zia di mio padre, che abitava più a sud, perché — diceva mia nonna — chi se ne va non porta polli, porta soltanto bocche.
Sira era legata al palo. Le legavo io il collo, ogni mattina, col nodo che mi aveva insegnato mio padre due anni prima, sotto il guava del fronte casa, prima che andasse a Bamako per il lavoro nel cantiere. Era un nodo a doppio anello, e mio padre mi diceva che il segreto era stringere senza stringere, perché la capra dev’essere ferma ma deve respirare. Sira era buona. Mi conosceva. Mi guardava con i due occhi spalancati come ogni mattina, e si aspettava il latte.
Il quaderno era sul gradino. Mia madre l’aveva lasciato la sera che era partita per Bamako, sei mesi prima di mio padre. L’aveva messo lì e mi aveva detto: «Aminata, leggi un verso al giorno e sarai una donna». E sulla prima pagina aveva scritto, di sua calligrafia rotonda — quella che mi piaceva e che cercavo di imitare, e non mi veniva mai — aveva scritto a inchiostro azzurro: Aminata, leggi un verso al giorno e sarai una donna. Sotto aveva trascritto, con la stessa rotonda, dodici versi di Massa Makan Diabaté. Io ne sapevo dodici a memoria. Avrei potuto andarmene senza il quaderno e avere comunque i versi. Ma il quaderno aveva la calligrafia, e la calligrafia non era nei versi: la calligrafia era di mia madre, e mia madre non era a Bamako quella mattina, mia madre era nel cortile col mio orecchio.
Feci due passi verso Sira. Sira si avvicinò di un passo a me, perché lo strappo della corda era arrivato fino a lei. Feci due passi verso il quaderno. Il quaderno era fermo. Feci di nuovo due passi verso Sira. Mia nonna disse: «Aminata». Lo disse piano. Una volta sola.
Io aprii il quaderno.
Lo aprii sulla prima pagina, dove c’era la rotonda di mia madre, e lessi a voce alta — più alta di quanto la dicevo a scuola, più alta del solito — lessi la prima riga: Mi sono affidata al fiume e il fiume mi ha portata. Sira non mosse un orecchio. Mia nonna chiuse gli occhi. I colpi dall’altra parte del fiume si fecero più vicini, ma non era questione di distanza, era questione di tempo. Lessi la seconda riga: Mi sono affidata alla terra e la terra mi ha rotta. Mia nonna aprì gli occhi.
Chiusi il quaderno. Lo presi sotto il braccio sinistro. Andai al palo. Sciolsi il nodo a doppio anello con il gesto che mi aveva insegnato mio padre. La corda mi rimase in mano. Sira fece un passo. Mia nonna disse: «Aminata, va bene». Lo disse come se non ci credesse, e infatti non ci credeva.
Uscimmo dal cancello e camminammo verso ovest, perché a est c’erano i colpi, e a sud la cugina aveva le galline. Mia nonna andava davanti, col fagotto, e io le venivo dietro con la corda di Sira a destra e il quaderno sotto il braccio sinistro. Sira inciampò nel primo rigagnolo. Mi guardò. Camminò più piano. Camminai più piano anche io. Mia nonna si voltò, si fermò ad aspettarci.
Andammo avanti così, con la capra che decideva. Camminai tutta la mattina con Sira a destra e il quaderno a sinistra. Camminammo per altri due giorni nello stesso modo. Sira ci dava il latte la mattina e la sera. Il quaderno mi dava la prima pagina, che leggevo prima di dormire. Mia nonna mi guardava leggere senza dire niente.
Sira è morta a Bamako due anni dopo, di una cosa che il veterinario non aveva saputo nominare. Il quaderno ce l’ho ancora qui sul tavolo, davanti a me, mentre scrivo. La calligrafia rotonda è azzurra, è ancora azzurra. Aminata, leggi un verso al giorno e sarai una donna. Mia madre non mi ha mai più scritto niente. Mia nonna è morta nel sonno l’inverno scorso. I colpi dall’altra parte del fiume non si sono mai fermati: solo, si sono spostati di un fiume.