un racconto al giorno, per sempre

Quello che ho dato

Il bracciale era di mia madre e prima ancora di sua madre e me lo aveva messo al polso il giorno delle nozze e da allora non l’avevo mai tolto, nemmeno per lavare, nemmeno per impastare, e la sera prima che Sardor partisse l’ho tolto e l’ho portato al banco dei pegni sulla strada del bazar di Andijan, dove c’è l’uomo con gli occhiali che pesa l’oro su una bilancia piccola, e lui l’ha pesato e ha detto un numero e il numero era quasi il biglietto per Vitebsk, e io ho aggiunto il resto dai barattoli della cucina, il barattolo dello zucchero e il barattolo del tè, e così Sardor è partito.

Partivano in tanti quella settimana. Duecentocinquantacinque, hanno detto poi alla radio, tutti della nostra regione, tutti verso la Bielorussia, perché lì c’era il lavoro e qui non c’era, e Sardor diceva che in autunno ne sarebbero partiti altri cinquemila, a gruppi di cinquecento, e lo diceva come si dice una cosa buona, come si dice è arrivata la pioggia sui campi.

E la mattina che è partito gli ho messo nella borsa il pane secco e le albicocche secche e una busta di plov freddo e i calzini di lana pesante perché dicono che là fa freddo anche d’estate, e lui rideva e diceva Nasiba non vado in Siberia, vado a lavorare, e io mettevo lo stesso i calzini, perché una madre non c’è più e una moglie fa quello che farebbe la madre, e alla porta non l’ho abbracciato forte perché davanti agli altri uomini non si fa, gli ho solo toccato la manica, e lui è salito sul pulmino con gli altri e il pulmino era pieno di uomini che salutavano dal finestrino e nessuno piangeva perché partire per lavoro non è una disgrazia, è una fortuna, lo dicono tutti che è una fortuna.

E per tre giorni non ha chiamato e io pulivo la casa che era già pulita e guardavo il punto vuoto sul polso, perché quando togli una cosa che hai portato vent’anni il posto resta, la pelle è più chiara lì sotto, e io giravo il polso e non c’era niente da girare.

Poi ha chiamato. Era la mattina presto perché lì è un’altra ora, e la voce veniva da lontano e si spezzava, e ho sentito subito che qualcosa non andava, perché un uomo che sta bene non chiama alle sei, un uomo che sta bene aspetta la sera e racconta.

E ha detto che il posto c’era, che il lavoro c’era, ma che il salario era cinquecento, e che dal salario dovevano togliere il letto e dovevano togliere il mangiare, e che quello che restava non era niente, non era abbastanza per mandarne a casa, non era abbastanza nemmeno per lui, e che erano in dodici in un capannone con sei materassi, e che alcuni avevano già scritto una lettera per chiedere di tornare, e me lo diceva piano, come si confessa una vergogna, e in mezzo alle parole c’era il silenzio della linea che costava.

E io tenevo il telefono con la mano del bracciale, con la mano dove il bracciale non c’era, e pensavo al banco dei pegni e all’uomo con gli occhiali e alla bilancia piccola, perché se lui tornava adesso i soldi del biglietto erano andati e il bracciale era andato e non tornava indietro, perché il pegno ha un tempo e dopo il tempo l’oro non è più tuo, e pensavo che potevo dirgli resta, stringi i denti, un anno, e forse in un anno qualcosa cambia.

Potevo dirgli resta. Lui non me lo chiedeva. Lui aspettava che lo dicessi io, perché è così che facciamo, lui non decide da solo le cose che pesano, le decidiamo in due anche quando siamo lontani.

E ho aperto la bocca per dire resta.

E ho detto torna.

L’ho detto e poi l’ho detto un’altra volta perché la linea si era spezzata e non sapevo se aveva sentito, e ho detto torna, Sardor, prendi il treno e torna, il bracciale è solo oro, l’oro è una pietra gialla, non piange, non ha freddo in un capannone con sei materassi, torna. E lui non parlava. E ho sentito che respirava. E ho sentito, dietro il suo respiro, altri uomini che parlavano nella nostra lingua, lontani da casa, in una stanza fredda, e ho pensato che ognuno di loro aveva una donna che teneva un telefono con una mano dove mancava qualcosa.

E ha detto va bene. Ha detto torno. E ha detto una cosa dei soldi, che si vergognava, e io ho detto che i soldi non contavano niente, e non era vero, i soldi contavano, contavano il bracciale di mia madre e di sua madre, ma certe volte una cosa non vera è l’unica cosa giusta da dire, e gliel’ho detta.

E abbiamo riattaccato.

E sono rimasta in cucina con il telefono in mano e ho guardato il polso. Il posto del bracciale era ancora più chiaro della pelle intorno. Ci ho passato sopra il pollice, avanti e indietro, dove per vent’anni c’era stato il freddo dell’oro, e adesso c’era solo il caldo della mia mano, e ho pensato che quando Sardor scende dal treno alla stazione di Andijan la prima cosa che farà sarà guardarmi il polso, perché lui sa quello che ho dato, e vedrà il posto più chiaro, e non dirà niente, e io non dirò niente, e resteremo lì con il suo silenzio e il mio polso nudo, e sarà lui, tornato, il peso che portavo al polso, e sarà più freddo dell’oro e più caldo, tutti e due insieme.

Andijan, regione di Andijan, Uzbekistan. Il primo gruppo di 255 lavoratori uzbeki arrivato in Bielorussia il 13 luglio 02026 chiede di tornare a casa: salario annunciato circa 500 dollari al mese, vitto e alloggio a proprio carico; Minsk annuncia il reclutamento di altri 5.000 da settembre (Times of Central Asia, Nasha Niva, luglio 02026).
Reticello · II

Nota

fatto: Il primo gruppo di duecentocinquantacinque lavoratori uzbeki della regione di Andijan, arrivato in Bielorussia il tredici luglio, chiede già di tornare: salario annunciato circa cinquecento dollari al mese, vitto e alloggio esclusi. (Times of Central Asia; Nasha Niva, luglio 02026.)

mondo: Nella notte del 19 luglio la Russia lancia sulla capitale ucraina il più grande attacco con missili balistici dall’inizio della guerra, e nei pressi di Kharkiv un missile colpisce un terminale della Nova Poshta uccidendo quattro persone (Al Jazeera). Il 16 luglio a Nairobi la polizia blinda la città e ferma centinaia di manifestanti nell’anniversario delle proteste del 2024, con almeno dieci morti (NBC News). In Nigeria un tribunale dispone la confisca definitiva di quarantotto immobili all’ex procuratore generale Abubakar Malami (Rio Times).

Varianti: 5.

Reticello · Pneuma II.

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