un racconto al giorno, per sempre
←

Me l'hanno lasciata

→

C’era un uomo di cinquantanove anni in un cortile di Cárdenas, provincia di Matanzas, che si chiamava Eliseo Betancourt e aveva fatto il muratore finché le ginocchia gliel’hanno permesso. Da quando non fa più il muratore sta nel cortile, e nel cortile il congelatore grande ce l’ha lui. Il congelatore grande è l’unico rimasto che tenga: gli altri si sono fermati uno dopo l’altro negli anni, e chi aveva qualcosa da mettere al freddo l’ha portato da lui. Da lui, adesso, c’è dentro la roba di sei case.

Della roba di sei case parla al plurale. Dice la nostra carne, dice quello che abbiamo messo dentro; e a chi arriva con un sacchetto e glielo lascia in mano risponde sempre con la stessa frase, che non spiega niente e che ripete identica da anni: «Me l’hanno lasciata, io la tengo».

Venerdì sera la casa si è spenta tutta insieme. Il ventilatore si è fermato a mezzo giro e la stanza di dietro si è scaldata in poco, e nella stanza di dietro c’è il letto con sopra il materasso a righe, quello con l’avvallamento in mezzo dove dorme da vent’anni.

Il silenzio del congelatore grande è durato più delle altre volte, e nel cortile quel silenzio si sente prima degli altri, perché il congelatore grande è il motore che di notte copre il resto. Le altre volte, di solito, erano di tre ore o quattro, e poi la luce tornava e il cortile ricominciava a ronzare da tutte le parti. Quella sera la luce non è tornata, e la mattina dopo neanche.

Quello che si è saputo dopo, e lo hanno raccontato quelli che avevano la radio a pile, è che aveva ceduto una linea da duecentoventi kilovolt fra Matanzas e Cienfuegos e che il sistema si era staccato tutto insieme: nove milioni di persone al buio nello stesso minuto, l’ottava volta dall’inizio dell’anno. Per rimettere insieme nove milioni di persone ci sono volute trentadue ore, perché la corrente in un paese intero non torna tutta in una volta: torna a pezzi, si accendono isole piccole e poi le isole si cuciono una all’altra, e finché non si toccano una casa può stare al buio con la casa accanto accesa.

Nel cortile di Eliseo non era accesa nessuna casa. Nelle prime ore lui ha fatto quello che fa sempre: ha passato il palmo lungo la guarnizione del coperchio, dal lato dei cardini fino all’angolo che tira, e dove il palmo sentiva l’aria ha rimesso a posto la gomma con il pollice. Poi ha aggiunto peso sul coperchio, come fa ad agosto, la tavola da stiro smontata e la cassetta della verdura con dentro i mattoni.

Nel cortile si è cominciato a chiedere quanto tiene il freddo un congelatore chiuso, e ognuno diceva un numero diverso, e i numeri che dicevano non li aveva provati nessuno. Eliseo non ne ha detto uno. Ha detto soltanto che lì dentro era roba di tutti, e che finché stava chiuso era roba di tutti. Del materasso, quella sera, ha detto il mio. Al singolare, nel cortile, nomina soltanto quello.

Verso il tramonto del secondo giorno la vicina di fronte ha attraversato il cortile con la pentola vuota in mano.

La pentola vuota l’ha appoggiata sul coperchio del congelatore, e sopra la pentola ha lasciato la mano. Con la mano lì ferma ha detto quante ore erano state a marzo. Trenta ore, ha detto, e nel suo congelatore c’erano due sacchi di pollo e la carne comprata per il battesimo della nipote. La carne del battesimo l’ha portata dietro la casa la sera del terzo giorno, e ce l’ha portata da sola, perché ad andare a buttare la roba buona non viene nessuno. Poi ha detto che quel coperchio era suo quanto suo, perché dentro c’era la sua parte; e che questa era l’ottava, e l’ottava non è mai più corta di quella di prima.

Eliseo le ha dato ragione su un punto solo, che il coperchio era suo quanto suo. Sull’altro punto non ha risposto. È rientrato in casa mentre lei parlava ancora, e da fuori si è sentito il letto muoversi contro il muro.

Il materasso è uscito dalla porta di taglio, piegato sulla spalla, e sul cemento ha fatto il rumore lungo della stoffa che struscia; sul gradino si è impuntato una volta. Eliseo l’ha steso sul coperchio, l’ha spinto con le mani fino ai bordi, e la pentola è caduta di lato, ha battuto, ha girato su sé stessa e si è fermata contro il muretto. Poi ha preso la corda del bucato, l’ha passata sotto il congelatore e ha tirato finché la corda non ha raschiato sul metallo. Ha tirato ancora, e ha fatto il nodo che fa per il bucato.

La pentola è rimasta per terra finché la vicina non si è chinata a raccoglierla. L’ha raccolta, l’ha asciugata sul fianco della gonna e ha attraversato il cortile nell’altro senso; dal cortile si è sentita la sua porta. Dopo la sua porta non si è sentito più niente, perché un cortile senza corrente la sera non fa rumore.

Eliseo è rientrato nella stanza di dietro. Nella stanza di dietro la rete del letto era nuda, con le molle in vista e la ruggine ai ganci. Ha tirato giù il lenzuolo, se l’è portato dietro e si è messo per terra davanti alla porta, sul cemento, con il lenzuolo sotto la schiena.

Quella notte, nel cortile, non è uscito nessuno. Nessuno gli ha portato niente e nessuno gli ha detto niente, e non c’era ragione perché lo facessero: il coperchio era chiuso e la roba di sei case stava dentro. Quanto abbia dormito non si sa.

Al mattino la rete del letto stava più alta di come stava da anni.

Fra Matanzas e Cienfuegos, Cuba. Cede una linea di trasmissione da 220 kV e il Sistema Electroenergético Nacional si stacca tutto insieme: oltre 9 milioni di persone al buio nello stesso minuto, ottavo spegnimento nazionale del 02026. Per riportare tutte le province interconnesse servono 32 ore; all'Avana 25 sottostazioni su 26 e 77 circuiti, 233.131 clienti, il 27 per cento della domanda della capitale, 18-19 settembre 02026 (Infobae, LaPatilla).
Lattimo · II

Nota

fatto: Fra Matanzas e Cienfuegos, a Cuba, cede una linea da 220 kV e il sistema elettrico nazionale si stacca tutto insieme: oltre 9 milioni di persone al buio nello stesso minuto, ottavo spegnimento dell’anno. Per riconnettere tutte le province servono 32 ore. (Infobae, 19 settembre 02026.)

mondo: A ovest di al-Nuhud, nel Kordofan occidentale, i pozzi della miniera d’oro di al-Zaraa franano e seppelliscono almeno settanta cercatori d’oro; nessuna squadra di soccorso raggiunge il sito (Al Jazeera). In Yemen i combattimenti sulla costa del Mar Rosso cacciano di casa centododicimila persone e quasi tremila attraversano lo stretto verso Gibuti (Al Jazeera). A Como sei imputati vanno a processo per la morte di due operai egiziani pagati cinquanta centesimi l’ora (ANSA).

Varianti: 5.

Lattimo · Pneuma II.

Indice

186 racconti

Pagine
Il progetto Catalogo

Il progetto