La cassa era di pino e l’avevamo fatta fare fuori, da un falegname di Botley, perché le casse del magazzino sono di compensato e il compensato per un viaggio di quel tipo non va, e io il giovedì ero andata a ritirarla col furgone e me l’ero caricata da sola perché Terry aveva il turno di notte, e pesava meno di quanto sembrava, e sul fondo il falegname aveva messo una fascia di feltro che non gli avevamo chiesto.
Dentro ci andava la velina e sopra la velina la gommapiuma, e ogni pezzo nel suo scomparto, e gli scomparti li avevo tagliati io il venerdì, trentanove scomparti, e li avevo numerati sul bordo esterno col pennarello da archivio perché sul bordo interno l’inchiostro tocca.
E i guanti erano due paia, perché il primo paio al terzo pezzo si bagna e un guanto bagnato lascia il segno, e questo l’ho imparato nel duemiladiciannove e da allora porto due paia e nessuno me l’ha mai detto di farlo.
Il sabato in magazzino non c’è nessuno. Ci siamo io ed Eleanor, ed Eleanor viene perché la verifica finale la fa il registro e non la fa la tecnica.
E il Consiglio aveva deciso a luglio e il museo lo aveva detto fuori a settembre, insieme al Forum, e la consegna era a novembre, e la data esatta la stavano concordando con loro perché la data la scelgono loro, e in sei anni di questa cosa è stata la prima volta che una data l’hanno scelta loro.
Quaranta erano quelli che il museo teneva e trentanove quelli che tornavano.
Il quarantesimo non tornava perché la provenienza non era accertata, e non era accertata perché nella scheda del millenovecentoundici chi lo aveva portato non aveva scritto il villaggio, e non lo aveva scritto perché quel giorno di villaggi ne aveva fatti tre.
E lunedì io stavo cercando una cassa di vetri per un prestito e ho aperto la quarta scatola dell’ultimo ripiano del corridoio del fondo, che non è un fondo mio e non lo stavo catalogando, e dentro c’era una pagina sciolta di una mano che conosco, perché le mani si conoscono, e su quella pagina c’era un elenco di quattro voci con accanto un nome di villaggio, e la seconda voce era il quarantesimo.
Era lunedì. Oggi è sabato.
E in cinque giorni non l’ho detto a nessuno, e non l’ho detto non perché volessi tenerla, ma perché in sei anni di riunioni io non ho mai alzato la mano, e una cosa che non hai mai fatto non la fai il lunedì alle cinque meno un quarto quando la sala si svuota.
E il manifesto Eleanor lo ha stampato giovedì, con trentanove voci numerate, e sotto ogni voce il numero di inventario e la misura, e un manifesto stampato si rifà in dieci minuti, ma un manifesto firmato dal registro si rifà a febbraio, perché il comitato di provenienza si riunisce a febbraio e non prima.
Ed Eleanor cominciò a leggere ad alta voce, voce per voce, numero per numero, per la verifica finale.
E a metà si fermò per bere, e disse la cosa che dice sempre quando legge un manifesto, e la dice senza cattiveria, come si dice una regola del mestiere: «Quello che non è nel manifesto non esiste. E quello che scrivi a matita non è nel manifesto.»
E poi riprese dalla diciotto.
E arrivò al trentanove e si fermò, e quando una voce che ha contato per undici minuti si ferma la stanza resta piena di quella voce per un secondo, e in quel secondo io avevo la mano aperta sul banco e sotto la mano la pagina, e la pagina era tiepida perché il guanto era bagnato e perché una carta sotto un palmo prende la temperatura del palmo, e io sentivo il bordo della carta con il mignolo, e il bordo era strappato dalla parte lunga.
«Trentanove», disse Eleanor, «conforme.»
E io tirai la mano.
La tirai verso di me e la pagina venne con la mano, perché era attaccata al guanto bagnato, e si piegò, e io la staccai col pollice dell’altra mano e la piegai in due e me la misi nella tasca del camice, quella di sinistra, dove sta il pennarello, e la misi dentro con la piega verso il basso, e poi misi le due mani sul coperchio.
Il coperchio era quello di pino e scendeva piano perché il feltro rallenta, e io lo tenni con i polpastrelli fino alla fine, e la fessura di luce fra il coperchio e la cassa si strinse, e la velina dentro fece un rumore d’aria, e poi non c’era più fessura.
Ed Eleanor disse «brava» e andò a prendere i sigilli.
E il corridoio del fondo è quello dietro la sala tre, dove tengono i fondi non attribuiti, e la luce si accende col pulsante a tempo e sta accesa cinque minuti, e quando si spegne tu sei nel buio con la pila del telefono, e io ci sono andata alle sei e dieci quando Eleanor era già uscita.
E la scatola era la quarta dell’ultimo ripiano e dentro ci sono le carte di un ufficiale di Assam che il museo ha comprato nel millenovecentocinquantaquattro da una vedova, e sono carte senza ordine e senza elenco, e la pagina stava fra una ricevuta di spedizione e un foglio di conti, e io la rimisi lì, nello stesso punto, fra quelle due, con la piega aperta.
Poi tirai fuori il cartellino dal portacartellino sul davanti.
E scrissi il numero di inventario del quarantesimo, a matita, nell’angolo in basso a destra del cartellino, dove c’è lo spazio bianco, e lo scrissi piccolo, e la matita era quella da tre B che tengo per i cartellini perché sul cartone l’HB gratta e lascia il solco anche quando cancelli.
E rimisi il cartellino nel portacartellino.
E spensi la luce col pulsante prima che si spegnesse da sé, perché quando si spegne da sé fa uno scatto che nel corridoio si sente dalla sala tre.
fatto: Il Pitt Rivers Museum di Oxford restituisce al Nagaland trentanove resti umani ancestrali naga su quaranta. Il quarantesimo resta in magazzino perché la provenienza non è accertata. La consegna è fissata per novembre. (Nagaland Post, 11 settembre 02026.)
mondo: Lungo il confine mauritano l’esercito del Mali e i combattenti stranieri che lo affiancano uccidono trentaquattro civili fra il 2023 e il 2025 (Amnesty International). A Gros-Morne, nell’Artibonite haitiano, una banda armata rientra nel paese dopo un’operazione della forza internazionale e ammazza undici persone (Amnesty International). Nel Nepal occidentale le piogge di fine monsone sfollano più di millecinquecento persone e tagliano le strade (The Kathmandu Post).
Varianti: 5.
Reticello · Pneuma II.
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