Me li hanno chiesti la sera prima, i nomi, e me li ha chiesti il direttore sulla porta della sala maestri mentre io avevo già la borsa in mano, e ha detto che li voleva entro stasera e che il criterio era l’iscrizione più recente, e io ho detto va bene, e sono andata a casa, e a casa ho fatto da mangiare e ho lavato e ho messo a posto, e mio figlio studiava di là con la radio bassa, e io stavo in cucina e provavo i nomi a voce bassissima per sentire quali riuscivo a dire.
Perché i nomi io li so a memoria, tutti, da ventidue anni che sto in questa scuola. Non è una cosa di cui vantarsi. È una cosa che succede.
E ce n’erano tre che non riuscivo a dire, e erano i tre che vengono dalle case dietro il canale, e uno si chiama come mio fratello e gli altri due no. Non c’entra niente. Però era così.
La mattina il cortile era come tutte le mattine, con la polvere ferma perché non c’era vento, e con il muro basso da cui si vede il canale, e dietro il canale la strada bianca che io ho visto mille volte dal cortile e non ho mai fatto, nemmeno una volta in ventidue anni, e i tre sono arrivati che avevano le scarpe bagnate fino alla caviglia perché a settembre il canale si alza e loro passano lo stesso, e si erano messi in fila senza dire niente, e uno si era tolto la scarpa e la scuoteva.
E io i compiti li correggo con due matite, una rossa per gli errori e una blu per le cose che mi sono piaciute, e la blu è sempre più corta della rossa, e questa è la sola cosa che so di me con sicurezza. Dei tre del canale invece non so quasi niente. Quello che so me l’hanno detto. Non l’ho visto.
Il direttore è passato e non ha detto niente e mi ha guardato le mani.
Poi è tornato indietro e mi ha portato un secondo foglio. Non ha discusso, perché lui non discute mai. Me l’ha messo in mano aperto perché lo leggessi da sola, e ha detto solo che quello era il foglio che sarebbe arrivato dal direttorato se il mio lo avessero rifatto, e se n’è andato verso la presidenza.
E io l’ho letto.
E sul secondo foglio c’erano i nomi di bambini che io so che non ce la fanno, e c’era la bambina che sta con la nonna e la nonna non cammina, e c’era il fratello piccolo di quello che l’anno scorso ha smesso a febbraio, e c’era un altro che non scrivo, e più in basso, quasi in fondo, c’era anche uno dei tre del canale, quello che si chiama come mio fratello, e allora ho capito che non stavo scegliendo tra salvarli e non salvarli, stavo scegliendo tra salvarne due adesso e non avere più voce in capitolo per tutti quelli che vengono dopo, oppure perderne tre adesso e tenerla.
E non c’era una terza cosa. La terza cosa l’ho cercata per tutto il tempo in cui il direttore ha attraversato il cortile. Non c’era.
Ho letto la lista del criterio.
Tutti i nomi nell’ordine che mi avevano dato, uno dopo l’altro, con la voce che uso per l’appello e non con un’altra voce, e mentre leggevo il cortile diventava più silenzioso a ogni nome, e non perché i bambini stessero zitti, i bambini erano già zitti, ma perché quelli che sentivano il proprio nome smettevano di muoversi, e uno che smette di muoversi fa meno rumore di uno fermo. Questa è una cosa che non sapevo prima di quella mattina. Adesso la so.
E ho letto anche i tre.
E non li ho chiamati da parte, e non ho spiegato niente a nessuno, e non ho detto alla maestra della seconda che quello piccolo ha la tosse da agosto, e non ho toccato nessuno sulla spalla come faccio sempre quando passo in mezzo alla fila, e non ho aggiunto niente dopo l’ultimo nome, neanche buongiorno, neanche entrate, e sono rimasta lì con il foglio in mano e il braccio lungo il fianco, e i tre sono rimasti fermi al loro posto perché nessuno gli aveva detto se dovevano uscire dalla fila o no, e nessuno gliel’ha detto, e uno di loro si è rimesso la scarpa.
Poi ha suonato la campanella.
E i bambini sono entrati come entrano sempre, a due a due, spingendosi un po’ sulla porta, e il cortile si è svuotato in meno di un minuto, e io sono rimasta fuori con il foglio, e per la prima volta da ventidue anni ho sentito il canale.
Perché il canale si sente, dietro il muro basso, quando non c’è nessuno nel cortile, e fa un rumore che non è di acqua che corre ma di acqua che sta. E io in ventidue anni non l’avevo mai sentito. Non perché prima non ci fosse, il canale c’è sempre stato. Ma perché in ventidue anni non ero mai rimasta nel cortile dopo la campanella.
fatto: A Qaw Gharb, nel centro di Tima, governatorato di Sohag, gli abitanti protestano contro la decisione di trasferire una parte degli alunni della primaria alle scuole dei villaggi vicini. Chiedono di risolvere il sovraffollamento senza allontanare i bambini né far pagare le famiglie. (Kashqol, 16 settembre 02026.)
mondo: A Gaza City, nel quartiere di Tal al-Hawa, un palazzo di sei piani lesionato da oltre un anno cede prima dell’alba e uccide ventuno persone, di cui undici bambini; quarantacinque vengono estratte vive dalle macerie (Al Jazeera). In Costa d’Avorio i produttori di cacao del SYNAP-CI entrano in sciopero illimitato contro il prezzo alla porta fissato a milleduecento franchi il chilo, meno della metà della campagna precedente (France 24).
Varianti: 5.
Reticello · Pneuma II.
186 racconti