un racconto al giorno, per sempre
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L'altra porta

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È notte. Il faro è montato su un treppiede e illumina il ghiaione.

Il fiume è a sessanta metri e non si vede. Si sente.

Sul ghiaione ci sono trecentocinquanta persone sedute. Ognuna ha una coperta termica sulle spalle. Le coperte sono dorate. Prendono la luce del faro tutte insieme.

Nel tunnel della centrale ci sono ancora più di cento persone.

L’acqua è arrivata la mattina del ventisei. È scesa per settantadue chilometri lungo il fiume. È salita di nove metri in mezz’ora. I villaggi di Rasuwa e di Nuwakot non ci sono più.

A monte, sul pianoro, ci sono due elicotteri fermi con le pale legate. Non volano di notte.

Sulla strada sterrata, dietro la sbarra, ci sono persone in piedi. Sono lì da ore. Un uomo tiene un telefono alzato sopra la testa. Il telefono non prende.

Una donna con la pettorina bianca passa fra le file con una cassa d’acqua. Dà una bottiglia ogni due. Chi ha già bevuto alza la mano e lei passa oltre.

L’ufficiale ha una tavoletta di plastica con dei fogli. Passa fra le file. Si china. Chiede il nome. Scrive. Chiede il nome due volte allo stesso uomo, perché la prima volta non ha capito.

Bikash è seduto sulla terza fila. Ha la coperta chiusa davanti con una mano. La coperta frusce a ogni movimento. È l’unico rumore vicino.

Ha un accendino nella tasca dei pantaloni. Non ha le sigarette.

Bikash è addetto al nastro. Il nastro sta a monte del deposito. A monte del deposito c’è la parete. Nella parete c’è la porta di servizio. Dalla porta di servizio si esce a fumare, perché dentro non si fuma. Chi esce a fumare conosce la porta.

Gli uomini della squadra portano i tubi verso l’imbocco grande, quello che si vede dalla strada. Montano la pompa sul piano. La pompa è a scoppio. La mettono in moto per provarla e la spengono subito.

L’imbocco grande scende. La galleria di accesso scende per duecento metri e poi curva.

Due uomini entrano nell’imbocco grande con una lampada. Escono dopo quattro minuti. Uno si toglie il casco e lo tiene in mano.

Il capo squadra apre una carta sul cofano di un pick up. La carta è una planimetria della centrale. La tiene ferma con due sassi. Ci sono tre uomini intorno. Nessuno indica niente per mezzo minuto.

Sul ghiaione una donna dorme seduta. La coperta le è scesa fino ai gomiti.

Un uomo della terza fila si toglie la coperta e la mette sulle spalle della donna accanto. Resta senza.

Bikash si alza in ginocchio. Alza il braccio. L’ufficiale è a otto metri e guarda la tavoletta.

Bikash dice una frase. Dice: dietro il deposito ce n’è un’altra.

L’ufficiale alza la testa. Dice: siediti.

Bikash dice: ce n’è un’altra, è di lamiera, è bassa.

L’ufficiale dice: siediti.

L’ufficiale va avanti di due file. Si china. Chiede il nome.

Sul palo di riferimento, a venti metri dall’acqua, ci sono tre segni di vernice bianca. Il primo segno è coperto. Il secondo no. Alle undici e dieci il secondo segno è coperto per metà.

Bikash si alza. Le gambe reggono. Si toglie la coperta dalle spalle. La coperta scivola sul ghiaione e resta dov’era seduto. È pesante d’acqua. Non vola via.

Cammina. Non verso l’ufficiale. Verso il buio a sinistra del faro.

Un soldato lo vede. Chiama. Bikash non si ferma.

Ottanta metri di ghiaione. Le pietre sono grosse come pugni. Cammina piano perché è scalzo da una parte.

Passa il deposito. Il deposito è un container lungo, aperto, con dentro i tubi in fasci e le cinghie appese.

Dietro il container il terreno sale. C’è una parete di roccia. Nella parete c’è una porta di lamiera alta un metro e mezzo, chiusa da una barra orizzontale. La barra ha un lucchetto. Il lucchetto è aperto e appeso a un anello.

Da sotto la porta esce aria. L’aria muove la polvere sulla soglia.

Bikash mette la mano sulla lamiera. La lamiera è fredda.

I due soldati arrivano dopo trenta metri. Corrono. Poi non corrono più. Camminano dietro di lui.

Uno parla nella radio. Dice quattro parole.

Arrivano al container. Lo passano. Vedono la parete e la porta e la barra.

Il primo soldato appoggia l’orecchio alla lamiera. Resta così. Alza la mano.

Il secondo torna indietro di dieci passi e chiama verso il faro. Il faro gira. Il fascio arriva sulla porta di lamiera e si ferma lì.

Sul piazzale gli uomini staccano il tubo dalla pompa. Lo arrotolano male, alla svelta, e lo caricano sulle spalle in sei.

Le file sul ghiaione si voltano tutte dalla stessa parte. Le coperte fanno un rumore solo.

L’ufficiale attraversa il ghiaione. Non va verso la porta. Va verso il punto dove Bikash era seduto. Si china. Raccoglie la coperta termica bagnata. La scuote una volta. La piega in quattro. Se la mette sul braccio.

*Distretti di Rasuwa e Nuwakot, Nepal. Una valanga ostruisce il Lhende, affluente del Bhotekoshi, e la piena che ne segue scende per 72 chilometri lungo il Trishuli facendo salire il fiume di 9 metri in 30 minuti; i morti accertati dalla polizia salgono a 469 e 2.381 persone restano disperse. L'esercito estrae 350 persone dal tunnel della centrale idroelettrica Upper Trishuli e oltre 100 restano dentro, 26-28 agosto 02026 (The Kathmandu Post, The Himalayan Times, Al Jazeera).*
Lucido · I

Nota

fatto: Una valanga ostruisce il Lhende, affluente del Bhotekoshi, e la piena scende per settantadue chilometri lungo il Trishuli. I morti accertati dalla polizia sono quattrocentosessantanove, i dispersi duemilatrecentottantuno. L’esercito estrae trecentocinquanta persone dal tunnel della centrale Upper Trishuli; oltre cento restano dentro. (The Kathmandu Post, 28 agosto 02026.)

mondo: A Damasco un tribunale condanna all’ergastolo l’ex gran mufti Ahmad Hassoun per istigazione alla violenza (Al Jazeera). In Zambia la polizia interroga il leader dell’opposizione con l’accusa di tradimento dopo il voto (Al Jazeera). A Gaza un raid israeliano colpisce un impianto di dissalazione, una moschea e le tende degli sfollati: almeno sette morti (Al Jazeera).

Varianti: 5.

Lucido · Pneuma I.

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