un racconto al giorno, per sempre

Le due borracce

Mio fratello Nunzio riempiva sempre due borracce. Una se la metteva a tracolla, l’altra la teneva in mano. Gliel’ho chiesto una volta perché due. Ha detto che la seconda era per quello che non se l’era portata. C’è sempre uno che non se l’è portata, ha detto.

Faceva il forestale a giornata. D’inverno potava, d’estate stava sulle vedette. Da giugno non tornava a casa prima di mezzanotte. La collina sopra Caltanissetta bruciava a pezzi, un giorno di qua, un giorno di là, e lui saliva col fuoristrada e la manichetta e le due borracce.

La storia delle due borracce viene da lontano. Il primo anno che lavorava, un vecchio che stava con lui sulle vedette svenne per il caldo verso le due, e non aveva niente da bere, e Nunzio l’acqua sua se l’era finita. Da allora ne portò due. Le riempiva alla fontana della piazza, quella con la faccia di leone e l’acqua che sa di pietra, e le riempiva fino all’orlo, che se le versi un dito ti guarda male. Sono cose che uno le fa e non le dice. Lui non le diceva. Le faceva.

Mia madre gli metteva la roba in un sacchetto. Pane e formaggio, due pomodori, il sale in un pezzo di carta. Lui il sacchetto lo lasciava mezzo. Diceva che con quel caldo lo stomaco si chiudeva. Mangiava i pomodori e basta. Il pomodoro è acqua, diceva, il pomodoro ti tiene.

Quel giorno il vento girò dopo le tre. Girò da sud, quello che porta la sabbia, quello che ti secca la bocca prima ancora del fumo. Le fiamme scesero verso le case dei Calì, giù al bivio, dove c’è la stalla e i due cani legati.

Alla radio dissero di scendere. Dissero tutti giù, la linea è persa, mettetevi sulla strada, aspettate i Canadair. Nunzio era di sopra con Peppe e un ragazzo di Gela che era il primo anno.

E qui viene la cosa che mi hanno raccontato quelli che c’erano, perché io a casa ero, io il fuoco lo guardavo dalla finestra della cucina come lo guardavano tutti giù al paese, seduti, con la televisione spenta e la finestra aperta e l’odore che entrava e ti si attaccava ai capelli e alla tovaglia e al pane sul tavolo.

Nunzio scese con Peppe fino alla strada. Erano fuori. Erano salvi. Il ragazzo di Gela no. Il ragazzo era rimasto sopra, dietro la curva, con la manichetta vuota e il fumo che aveva coperto la strada.

Peppe dice che Nunzio si fermò sulla strada. Guardò giù verso i Canadair che ancora non c’erano. Guardò su verso la curva. Aveva le due borracce. Ne diede una a Peppe. L’altra se la tenne. E disse una cosa sola, disse vado a prenderlo, e risalì.

Poteva non risalire. Questo lo devo dire perché è la verità. Era sulla strada, era fuori, la radio aveva detto giù, e nessuno gli avrebbe detto niente se restava sulla strada come gli altri. Nessuno. Poteva riempirsi la bocca di pomodoro e aspettare i Canadair e stasera era qua a mangiare con noi.

Risalì. Trovò il ragazzo dietro la curva, per terra, che tossiva. Lo tirò su. Gli mise la borraccia in bocca, quella che teneva per quello che non se l’era portata. Il ragazzo bevve. Il ragazzo è vivo, sta a Sant’Elia, respira con la macchina ma respira.

Nunzio lo spinse avanti sulla strada. Poi il vento tornò a girare un’altra volta, e la fiamma passò la curva in un colpo, e Nunzio era dalla parte sbagliata della curva.

Lo trovarono la sera. Aveva ancora la tracolla. La borraccia sua era vuota. L’altra, quella del ragazzo, il ragazzo se l’era stretta al petto e non l’aveva mollata, e quando gliela aprirono le dita dentro c’erano ancora due dita d’acqua.

Il funerale l’hanno fatto giovedì. C’era mezza provincia. C’era il sindaco con la fascia, c’erano quelli della forestale con la divisa buona, c’era il ragazzo di Gela no, il ragazzo di Gela era ancora attaccato alla macchina a Sant’Elia.

La madre del ragazzo di Gela è venuta a casa nostra il venerdì. Non la conoscevamo. Ha portato un vassoio di biscotti col sesamo, che è quello che si porta, e si è seduta in cucina e non sapeva dove mettere le mani. Ha detto una cosa sola. Ha detto suo figlio respira per via di mio fratello. Poi non ha detto più niente. Mia madre le ha tenuto la mano sul tavolo e sono state zitte tutte e due, una davanti all’altra, con i biscotti in mezzo che nessuno toccava.

Mia madre non ha pianto in chiesa. Ha pianto a casa, dopo, quando ha trovato il sacchetto del pranzo di quel giorno ancora in frigo, il pane, il formaggio, i due pomodori. Se l’era scordato. Anzi no. Non se l’era scordato. Lui il pranzo lo lasciava sempre. Il pomodoro è acqua, diceva. Il pomodoro ti tiene.

Io adesso quando salgo alla collina, e ci salgo, ci vado a vedere dove si è fermato, riempio due borracce. Una me la metto a tracolla. L’altra la tengo in mano.

Una per me. E una per quello che non se l’è portata.

Caltanissetta, Sicilia, Italia. Durante l'ondata di incendi che dal 18 luglio produce oltre mille interventi in Sicilia, un vigile del fuoco muore combattendo un rogo; tre pompieri uccisi nel Sud Europa e 254.388 ettari bruciati nella UE al 22 luglio 02026 (CBS News; EFFIS).
Soffiato · I

Nota

fatto: Nell’ondata di incendi che dal 18 luglio impegna la Sicilia con piu di mille interventi, un vigile del fuoco muore mentre combatte un rogo nel Nisseno. Nel Sud Europa sono tre i pompieri uccisi, e al 22 luglio nella UE sono bruciati oltre 254.000 ettari. (CBS News; EFFIS, 24 luglio 02026.)

mondo: In Niger, a tre anni dal colpo di stato, la giunta scioglie i partiti e i sindacati e toglie la nazionalita agli oppositori (Human Rights Watch). Nello stato indiano dell’Assam le piogge monsoniche uccidono almeno cinquanta persone e ne sfollano settecentomila (Morning Star). In Ghana un dirigente politico viene condannato a vent’anni per estrazione illegale d’oro (allAfrica).

Varianti: 5.

Soffiato · Pneuma I.

Indice

143 racconti

Pagine
Il progetto Catalogo

Il progetto