un racconto al giorno, per sempre
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Il giovedì sera Glenda Rowe andò a fare la spesa nel centro commerciale di Prospect Vale, che è il centro dove aveva lavorato per diciassette anni e dove non lavorava da gennaio, e ci andò all’ora in cui si abbassano le serrande, che era un’ora che avrebbe potuto evitare e che non evitò.

Alle nove sentì la sua, dal parcheggio, mentre metteva le buste dietro.

Il rumore di una porta a rullo è un rumore che chiunque riconoscerebbe come rumore di una porta a rullo, ma la catena di quella lì, che era stata cambiata nel duemilaventuno e mai più registrata, fa un passaggio in più a un terzo della corsa, un piccolo inciampo, e quel passaggio lo riconosceva solo chi l’aveva alzata e abbassata ogni giorno per cinque anni.

Restò con la mano sul portellone.

Non era nostalgia. Era che sapeva a quale altezza fosse arrivata sentendola.

La decisione le era stata recapitata in una busta con la finestrella, dodici pagine, che Glenda aveva letto la prima volta in cucina in piedi, la seconda volta seduta; ed è alla seconda che si era fermata al punto in cui il commissario scriveva che il licenziamento era severo, sproporzionato rispetto alla condotta, che la condotta non costituiva motivo valido, che il reintegro era disposto, che gli arretrati erano riconosciuti nella misura del cinquanta per cento; e in dodici pagine, riprese poi altre volte cercando proprio quella riga, non ce n’era una che dicesse che aveva fatto bene.

Diceva che non meritava di essere licenziata. È un’altra cosa.

C’era poi, nelle pagine centrali, l’elenco: sedici episodi fra il giugno del duemilaventicinque e il gennaio del duemilaventisei, ciascuno con la data, l’ora, la stima del valore sottratto. Quell’elenco lei non aveva bisogno di leggerlo (c’era stata quattordici volte su sedici; le due volte che mancava erano il funerale della zia e il giorno del dente, e la ragazza rimasta sola la seconda volta aveva poi cambiato lavoro), però lo lesse lo stesso, riga per riga, perché vedere le proprie sere scritte in colonna da qualcun altro è una cosa che si fa una volta sola.

In tutte e dodici le pagine la serranda era chiamata «la porta a rullo».

Il giovedì, alle nove e cinque, mentre era ancora appoggiata al portellone, il telefono squillò: era il numero dell’azienda, la voce era cordiale, la chiamava per nome, e le lesse un’offerta: in attesa dell’esito dell’appello, un incarico equivalente al punto vendita di Kings Meadows, ventidue chilometri, stessa qualifica, stesso livello, con rimborso del carburante per i primi tre mesi.

E mentre la voce leggeva, dall’ingresso del personale uscì Danielle.

Allora Glenda fece la cosa che in sette mesi non aveva fatto, e cioè attraversò il parcheggio in diagonale, passando fra le due file di macchine invece che intorno, con il telefono ancora acceso in mano mentre la voce cordiale continuava a leggere le condizioni del trasferimento dentro il palmo chiuso; si fermò a due passi da Danielle, che stava aprendo lo sportello, per dirle la frase che in aula non aveva detto, che non aveva detto perché in aula le avevano chiesto se il gesto fosse ragionevole mentre nessuno le aveva chiesto perché lo avesse fatto: cioè che non aveva abbassato la porta per chiudere dentro quei tre, non per fermarli, non per tenerli, ma perché in quel momento aveva pensato una cosa sola, che con la porta giù nessuno sarebbe uscito in strada dove alle sei e dieci passano i ragazzi della scuola; e che si era sbagliata, non sul fatto che dovesse abbassarla, ma su dove sarebbe finita la bottiglia.

Danielle tenne la mano sullo sportello.

«Sette mesi», disse.

«Sì.»

Danielle non disse che andava bene, e Glenda in seguito si accorse che era stata quella la cosa esatta, perché se avesse detto che andava bene avrebbe chiuso una faccenda che non era chiusa e l’avrebbe chiusa per gentilezza, che è il modo peggiore; disse invece, guardando il tettuccio della macchina invece che lei, che lunedì faceva il turno di mattina, dalle otto e mezza, e che di solito nei turni di mattina la cassa due la teneva lei perché la uno prende sole.

Poi salì e chiuse lo sportello e mise la freccia prima di uscire dal parcheggio, che è una cosa che nessuno fa in un parcheggio vuoto.

Glenda rimase in piedi con il telefono in mano.

Dall’altra parte la voce cordiale aveva finito di leggere e stava chiedendo se avesse domande sulle modalità.

Disse che non accettava il trasferimento. Disse che lunedì si presentava a Prospect Vale, alle otto e quaranta come da contratto, e che avrebbe portato la copia della decisione, non perché servisse (le avevano già detto che agli atti c’era) ma perché voleva averla in borsa.

La voce disse che avrebbe girato la comunicazione.

Lunedì alle otto e quaranta la chiave entra nella toppa in basso a destra, quella che va spinta un poco in dentro prima di girare. Il contrappeso si scarica. La catena corre nel suo canale. La porta a rullo sale, e ci mette quattro secondi.

Prospect Vale, Tasmania, Australia. Una commessa con 17 anni di servizio, licenziata a gennaio 02026 per aver abbassato la serranda del negozio su tre ladri mentre una bottiglia lanciata colpiva una collega, è stata reintegrata il 31 luglio 02026 dalla Fair Work Commission, che ha giudicato il provvedimento sproporzionato e ha riconosciuto il 50 per cento degli arretrati; l'azienda ha depositato appello (The Examiner, Pulse Tasmania, agosto 02026).
Filigrana · II

Nota

fatto: Una commessa tasmaniana con diciassette anni di servizio, licenziata a gennaio per aver abbassato la serranda su tre ladri mentre una bottiglia colpiva una collega, è stata reintegrata il trentuno luglio con metà degli arretrati. L’azienda ha depositato appello. (The Examiner, 7 agosto 02026.)

mondo: A Marikana, in Sudafrica, il crollo di una parete in una miniera dismessa uccide quattordici cercatori di cromo che scavavano di notte, quasi tutti venuti dal Lesotho, e ne ferisce altri otto (Associated Press). Nella Cordillera filippina il monsone di sud ovest stacca i versanti sopra Baguio: fra i morti ci sono cinque studenti, e quasi settemila persone dormono in trentanove centri di evacuazione (Rappler).

Varianti: 5.

Filigrana · Pneuma II.

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