un racconto al giorno, per sempre
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Cintura, lacci, orologio

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Il turno comincia alle sei. ‘Ana arriva alle sei meno dieci e accende la luce del corridoio a settori: prima il tratto davanti alle celle, poi il tratto del banco, infine il cortile.

Prepara il banco d’ingresso. Il registro a sinistra, aperto sulla riga libera. Il timbro sopra il registro. Il cassetto dei sacchetti a destra, chiuso.

Il carcere di Vava’u ha trentadue posti e stasera ne sono occupati ventisei.

Il capoturno viene dall’ufficio con il foglio del trasferimento in mano. Dice che ne arriva uno da Neiafu alle nove, e che è uno di loro.

‘Ana chiede di ripetere il nome.

Il capoturno lo ripete.

‘Ana guarda il foglio, poi lo posa sul banco alla destra del registro. Apre il cassetto, tira fuori un sacchetto e lo lascia lì, piegato in tre come stava. La piega resta in piedi da sola.

La cassa era arrivata il tre gennaio, dagli Stati Uniti, allo scalo di Neiafu. Dentro c’erano milleseicentocinquantacinque proiettili calibro ventidue, un fucile dello stesso calibro e due scatole di fuochi d’artificio. Nessuna licenza. Nessuna dichiarazione.

L’unità cinofila fa l’ispezione due volte a settimana e quel giorno toccava. Il cane si è seduto davanti alla cassa. Quella è la procedura: il cane si siede, il conduttore non tocca niente, chiama.

Al carcere lo sanno tutti e nessuno lo dice a voce.

La procedura d’ingresso ‘Ana l’ha imparata il primo anno, e gliel’ha insegnata lui. Sono nove passi. Prima si controlla il foglio del trasferimento contro il documento. Poi si fa togliere la cintura e i lacci. Poi si elencano gli effetti a voce mentre entrano nel sacchetto. Poi si chiude il sacchetto con un nodo doppio. Poi si fa firmare. Infine si scrive l’ora.

Gli elenchi si dicono a voce alta, le aveva detto lui, perché chi entra senta che c’è una regola sopra chi lo sta perquisendo.

Alle nove meno cinque il furgone entra in cortile e si ferma con il muso verso il muro. Due agenti scendono davanti. Aprono dietro.

Vili scende con le mani libere. Ha i pantaloni dell’uniforme e non ha la camicia dell’uniforme. Le scarpe sono le sue.

Cammina fino al banco e si ferma alla distanza giusta, che è un passo e mezzo.

Il capoturno arriva dall’ufficio. Appoggia una mano aperta sul registro, la tiene lì, e con l’altra indica la stanza di dietro.

In fondo al corridoio comincia a formarsi la fila per il rientro dal cortile.

‘Ana apre il cassetto sotto il banco. Prende un sacchetto. Lo apre con il pollice e l’indice. Il fruscio arriva in fondo al corridoio.

Il capoturno si sposta di un passo. Si mette fra il banco e la fila, di spalle a lei, largo, le braccia lungo il corpo.

«Di là si fa prima» dice.

‘Ana tiene il sacchetto aperto sul banco con la mano sinistra. Poi comincia.

Dice: cintura.

Vili sfila la cintura dai passanti. La arrotola in tre giri. La mette dentro.

Dice: lacci.

Vili si china. Slaccia il primo. Slaccia il secondo. Tira i lacci fuori dagli occhielli, uno per volta, e li posa sul banco piegati in due. ‘Ana li prende e li fa scendere nel sacchetto.

Dice: orologio. Lo dice più forte di come ha detto cintura.

In fondo al corridoio la fila per il rientro dal cortile si è fermata. Sono tre uomini. Stanno alla porta a vetri e guardano il banco.

Vili apre la fibbia. Si toglie l’orologio. Lo tiene un momento nel palmo chiuso, poi lo appoggia sul banco.

Dice: contanti.

Sedici pa’anga in banconote e una moneta da cinquanta seniti. ‘Ana le conta sul banco a voce, una per una, e le fa entrare.

Dice: anello.

Vili gira l’anello due volte prima che venga via. Lo dà. ‘Ana lo prende fra il pollice e l’indice e lo tiene a mezz’aria sopra l’apertura. Il sacchetto adesso è pieno e sta in piedi da solo.

Dice ancora: anello. Poi lo lascia cadere dentro.

Il capoturno non si gira.

Vili firma dove ‘Ana indica. La firma è corta e la fa senza appoggiare il polso.

‘Ana gira il registro verso di sé. Controlla la riga. Scrive l’ora: le nove e dodici.

I due agenti lo prendono uno per braccio. Non serve. Vili cammina da solo e conosce il pavimento, sa dove il pavimento si alza vicino alla porta a vetri e alza il piede prima.

La fila riparte. I tre uomini rientrano dal cortile e passano davanti al banco a uno a uno. Nessuno guarda più.

Il capoturno passa accanto a ‘Ana. Non le dice niente. Prende il registro, lo chiude, lo mette nella cassetta e va verso l’ufficio.

‘Ana resta al banco. Tira i due lembi del sacchetto. Li incrocia. Fa il nodo, e lo stringe una seconda volta perché il primo giro resta largo.

Poi lo posa sul banco, davanti a sé, e non lo mette nella cassetta.

Il sacchetto sta in piedi. Sul fondo si vede ancora la piega del cassetto, quella vecchia, e non va via.

Neiafu, isola di Vava'u, Tonga. La Corte Suprema condanna a 8 mesi un agente di custodia per l'importazione non dichiarata di 1.655 proiettili calibro .22 e di un fucile, arrivati dagli Stati Uniti il 3 gennaio e segnalati da un'ispezione cinofila di routine, 16 settembre 02026 (Matangi Tonga).
Incalmo · II

Nota

fatto: A Neiafu, nell’isola di Vava’u, la Corte Suprema condanna a otto mesi un agente di custodia per l’importazione non dichiarata di milleseicentocinquantacinque proiettili calibro ventidue e di un fucile, arrivati dagli Stati Uniti a gennaio e fermati da un’ispezione cinofila di routine. (Matangi Tonga, 17 settembre 02026.)

mondo: Nella notte del quattordici settembre uomini armati sparano dentro una casa in lutto ad Abeshige, nella zona Gurage in Etiopia: sedici morti e più di sedici fra donne e bambini portati via (allAfrica). A Shahrag, in Balochistan, il metano esplode nella miniera di carbone e uccide quattro minatori (Dawn). L’Alta corte di Gauhati dichiara non autorizzata la demolizione delle case di settantatré famiglie a Goalpara, in Assam, fatta con ventiquattro ore di preavviso (Madhyamam).

Varianti: 5.

Incalmo · Pneuma II.

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