un racconto al giorno, per sempre
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Sanjar Nazarov

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Quella notte uscimmo che erano quasi le undici e il lago era piatto e non c’era luna, e io feci quello che faccio sempre prima di partire, e srotolai il cavo tutto un braccio dopo l’altro, e guardai i morsetti alle due estremità e la giunzione fasciata col nastro, che il nastro sulla giunzione fa una gobba, e la gobba il piede la trova anche al buio, e per questo il mio cavo io lo riconoscevo sempre in mezzo a qualunque altra roba sul fondo.

Poi lo riarrotolai a spirale, che è il modo in cui si tiene, e ci misi sopra la cassetta vuota, e Bekzod spinse col remo per non fare rumore vicino ai canneti, e andammo dove il canale entra nel lago grande, che è dove l’acqua è bassa e il pesce sta.

Io non so nuotare. L’ho detto una volta sola, a mia moglie, il primo anno, e non l’ho più detto a nessuno di quelli con cui esco di notte, che una cosa così si dice una volta e poi non si torna a dirla.

Il generatore parte piano, e quando il cavo va in acqua fa un ronzio che non è forte ma va lontano sull’acqua ferma, e sotto il ronzio l’acqua si muove appena e poi vengono su di pancia, i piccoli per primi e i grossi dopo, e allora si stacca e il ronzio finisce e resta un silenzio più silenzio di prima, e in quel silenzio si raccoglie con le mani in fretta, perché non restano a galla per sempre.

Ne prendemmo una cassetta e mezza, e io misi i grossi sotto e i piccoli sopra come faccio sempre, che chi guarda dentro una barca guarda sopra.

La luce arrivò bassa sull’acqua e prima non c’era niente, non un motore, non una voce, solo quella luce che si allargava sull’acqua e arrivava fino a noi, e Bekzod tirò su il remo e io tirai dentro il cavo, e poi ci fu il motore e poi ci furono le voci, e la loro barca ci venne addosso di fianco e uno si prese il nostro bordo con tutte e due le mani e cominciò a tirarsi dentro, e noi spingemmo il bordo per staccarci, tutti e due insieme, e le sue mani vennero via, e ci fu la spinta e ci fu il tonfo, e la torcia andò sotto e per un momento l’acqua si accese da sotto e poi si spense.

La nostra barca andò avanti di qualche metro e si fermò. Lui chiamava. Io avevo il cavo sulle ginocchia e le mani mi lavoravano da sole, e stringevano il morsetto e ravviavano il filo dove esce dal morsetto e giravano il nastro tra due dita e tornavano sul morsetto, e gli occhi guardavano le mani.

E poi tolsi la cassetta dalla spirale e presi il cavo per il morsetto e lo calai dal bordo verso il punto dove chiamava, e il cavo scendeva e la parte che entrava in acqua diventava scura e pesante e tirava giù quella asciutta, e la linea sopra il bordo si accorciava dentro la mia mano, e io tenevo il morsetto stretto nel palmo e lo lasciavo andare a poco a poco, e il morsetto batté una volta contro il legno del bordo e poi non toccò più niente.

E Bekzod aveva la mano sulla manetta da prima, e la alzò, e il motore salì di giri e la barca si mosse sotto i miei piedi mentre il cavo era ancora teso, e il cavo si allontanò da solo dall’acqua e la linea si mise di traverso, e Bekzod disse «Se lo tiri su ti vede in faccia.» E poi disse «E con quello in mano non è una multa.»

Il cavo era sceso di due metri. Si vedeva dalla parte bagnata, che era scura fin quasi al mio ginocchio, e l’altra parte era ancora arrotolata sul fondo e non l’avevo toccata.

E in quel momento lui smise di chiamare, e la barca andava avanti e il cavo era ancora teso sull’acqua, e la linea si accorciò e poi si fermò.

E io lo tirai su. Lo riavvolsi sul braccio dal gomito alla mano come si riavvolge, e lo rimisi a spirale sul fondo, e ci rimisi sopra la cassetta, e Bekzod tenne il gas fino ai canneti e nessuno dei due si girò.

A riva era ancora buio e scaricammo il pesce come tutte le notti, la cassetta e mezza, e quello che viene a prenderlo contò i soldi sul cofano e non chiese niente, che non chiede mai niente, e Bekzod se ne andò a piedi verso la strada senza dire altro.

Qualche giorno dopo, al mercato, uno raccontava che quello dell’ispettorato l’avevano tirato fuori il giorno dopo, più giù, dove l’acqua gira, e che gli avevano dato una medaglia con scritto Difensore della natura, e che si chiamava Sanjar Nazarov e aveva un bambino piccolo. Io stavo scaricando le casse dal furgone e continuai a scaricare le casse dal furgone.

La notte dopo uscimmo lo stesso, che il pesce non aspetta, e prima di partire srotolai il cavo tutto e controllai i morsetti e la giunzione, e lo riarrotolai a spirale sul fondo e ci misi sopra la cassetta vuota, e il piede passò e trovò la gobba del nastro e si fermò lì. Il cavo era asciutto dappertutto tranne in un tratto. Quel tratto asciuga per ultimo.

*Sistema lacustre Aydar-Arnasay, Uzbekistan. Il 9 settembre 02026, verso le 23, durante un'operazione contro la pesca con l'elettrodo, Mirzo Botirov, specialista principale del dipartimento di controllo dell'Ispettorato ecologico di Stato, cade nel fiume dopo la resistenza dei bracconieri; il corpo è recuperato il 10 settembre. Il Comitato nazionale per l'ecologia annuncia un'inchiesta, sostegno economico alla famiglia e la medaglia postuma «Difensore della natura» (Gazeta.uz, 10 settembre 02026).*
Reticello · II

Nota

fatto: Sul sistema lacustre di Aydar-Arnasay, durante un’operazione contro la pesca con l’elettrodo, uno specialista dell’Ispettorato ecologico di Stato cade in acqua dopo la resistenza dei bracconieri. Il corpo è recuperato il giorno dopo; alla famiglia una medaglia postuma. (Gazeta.uz, 10 settembre 02026.)

mondo: A Kinshasa un incendio in una sala per matrimoni del quartiere di Lingwala uccide ventidue persone (Associated Press). Nella caserma di Viacha, in Bolivia, esplode un deposito di materiale pirotecnico: nove morti e sette dispersi, quasi tutti coscritti di diciotto anni (Al Jazeera). In Nepal i soccorritori estraggono vivi due sopravvissuti dieci giorni dopo la piena che ha ucciso milletrecentosessantadue persone (CNN). A Everett, in Massachusetts, milletrecento lavoratori del casinò lasciano i turni (Boston Globe).

Varianti: 6.

Reticello · Pneuma II.

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