La lettera arrivò alle nove di mattina del 4 di giugno, in busta con il timbro del Ministero delle Risorse Idriche della Repubblica del Tajikistan, e con l’aggiunta di un secondo timbro, più piccolo e in rosso, della Banca Asiatica dello Sviluppo, l’osservatore: dettaglio che Murod, mirob della valle del Sokh, notò perché il rosso della Banca era lo stesso rosso dei sigilli che metteva sua nonna, settant’anni prima, sulle marmellate di cotogna che sigillava per la stagione fredda, e che teneva nella dispensa scavata sotto la casetta di terra cruda, una stanza fresca dove l’aria sapeva di mela vecchia, e dove Murod da bambino entrava di nascosto con la lingua già lunga.
L’accordo era trilaterale: Kazakistan, Tajikistan, Uzbekistan; venivano fissati i rilasci dalla diga di Bahri Tojik per il triennio giugno-agosto del 02026; e venivano firmati a Samarcanda, nei giorni in cui si teneva, nelle stesse settimane, l’ottava Assemblea della Global Environment Facility, e nelle stesse strade in cui Murod, ventidue anni prima, aveva accompagnato sua madre al mercato del giovedì a vendere uva sultanina, in un sacco di juta che la madre aveva cucito a mano, con una cucitura larga, di quelle che si possono disfare ogni anno per allargare il sacco.
La lettera diceva: “Apertura paratie secondo ordine A1-A2-A3, terre alte, poi B1-B2, terre basse”. Murod la lesse in piedi, sulla porta della casetta del mirob, all’ombra della parete sud. Cinque contadini lo aspettavano sotto il gelso del cortile. Tre di loro venivano da B2: erano arrivati alle sette, gli altri due alle otto.
Si ricordò della falla. La paratia B2 aveva una falla nel muro di sostegno, comparsa il 7 di maggio, dopo la pioggia di tre giorni che aveva fatto sciogliere la neve del Pamir in anticipo, e che aveva riempito il canale di acqua torbida con dentro pezzi di erba e di legno, e che aveva lavato via, in due punti, il rivestimento di malta. Murod non l’aveva denunciata. Aveva pensato che il funzionario di Khujand, quell’uomo dalle mani pulite e dalla camicia stirata, gli avrebbe ordinato di chiudere la B2 per la stagione, e che senza B2 i campi del nipote più piccolo di Akhmadali sarebbero rimasti asciutti per tre mesi, e che il nipote più piccolo di Akhmadali aveva tre figli, uno dei quali sordo dalla nascita, e che quei tre figli mangiavano col raccolto di B2.
Si ricordò della nonna. Sua nonna era nata nel 1936, l’anno in cui la diga del Vakhsh era stata progettata. Diceva che l’acqua è una donna anziana: la si rispetta nell’ordine in cui è arrivata, non in quello in cui la si chiama. Lo diceva con la mano sulla fronte, quando Murod, da ragazzo, le portava la teiera e si dimenticava di prima offrire il tè al più anziano del cortile. Lo diceva anche a Murod quando, ventenne, gli era stato assegnato il primo turno di mirob, e Murod aveva detto “ma se viene l’ispettore…”, e la nonna aveva detto “anche l’ispettore è un ospite del canale”.
Cambio paratia: dall’A1, valvola scura del 1972, anno in cui era stata installata dal vecchio ingegnere Khoroshev che parlava un russo da Kuibyshev e che era morto di tubercolosi nel 1983, ma di cui in valle si ricordavano ancora i baffi e il modo che aveva di scrivere “Sokh” con tre lettere russe; fino alla B2, valvola di acciaio inossidabile del 02018, con il manometro digitale ancora funzionante.
Murod camminò dal gelso alla A1. Aprì. La lettera diceva quindici minuti. Lui tenne aperto nove. Chiuse. I contadini di A1 sotto il gelso annuirono, dissero “Allah ti benedica, Murod”, non si alzarono. Aprì la A2 per sette minuti. Aprì la A3 per cinque. Andò alla B2. La aprì. Sentì subito l’acqua battere sul muro dove sapeva che c’era la falla — un colpo sordo, poi un sibilo, poi un colpo sordo di nuovo. La lasciò sei minuti. Due in più del massimo. Ai contadini di B2 disse “domani arriva il geometra”, e i contadini di B2 abbassarono il berretto. Sapevano che lui mentiva, ma sapevano anche che lui mentiva per loro.
Quando ebbe chiuso tutte le paratie il sole era alto. La lettera era ancora in tasca. Murod tornò sotto il gelso. Si sedette sulla panca di pietra. I cinque contadini erano andati. Il gelso aveva già perso quattro foglie quel mattino, e una di quelle foglie, gialla, era caduta sulla panca proprio dove Murod si sedette, e Murod la prese fra il pollice e l’indice e la guardò. Si ricordò che, da bambino, raccoglieva le foglie del gelso del cortile della casa di sua nonna, e che le metteva fra le pagine del libro di scuola, e che a primavera le ritrovava più scure, secche, ma intere.
Sua nonna era morta nel 02007. La diga di Bahri Tojik era stata costruita nel 1957. Il funzionario di Khujand, quello dalle mani pulite, sarebbe venuto a fare il giro di controllo a settembre. La lettera, in tasca, pesava il giusto. Murod la tirò fuori, la rilesse una volta, la ripiegò, la rimise nel taschino. Nella tasca dei pantaloni aveva ancora due semi di albicocca seccati al sole, che sua moglie gli aveva messo dentro la sera prima per scherzo, e che adesso, mentre il gelso perdeva la quinta foglia di quel mattino, lui sgranocchiava lentamente, uno alla volta.