un racconto al giorno, per sempre

Hai mangiato

La giacca da lavoro del figlio era rimasta piegata nel cassetto basso del comò, sotto le lenzuola pesanti che a Jabalia non servono da marzo a novembre e che lei aveva messo sopra apposta, non per nasconderla ma per darle un peso che la tenesse ferma, perché una cosa piegata sotto qualcosa di pesante è una cosa che si è deciso di non guardare, ed erano passati i mesi in cui non l’aveva guardata, i mesi in cui aveva imparato quel mestiere che nessuno insegna e che consiste nel dire il nome di una persona al passato senza che la voce si spezzi, il nome detto ai vicini, alle donne della fila dell’acqua, alla cugina venuta da Deir al Balah, sempre allo stesso modo, con la cadenza che si usa per chi non c’è. Era un mestiere. Lo aveva imparato bene.

Perché la casa, intorno, si era già rifatta senza di lui, nel modo in cui le case dei vivi si rifanno intorno ai morti: il posto a tavola tolto non con un gesto ma con la lenta abitudine di apparecchiare per uno di meno, il padre che dalla sedia con la gamba sola non chiedeva più notizie perché aveva smesso di aspettarle quando avevano smesso di arrivare, i due fratelli che erano usciti dopo di lui e non erano tornati affatto, così che il figlio del cassetto, il primo, quello dell’estate della fame, quello uscito con l’altro a prendere la farina quando prendere la farina voleva dire mettersi in fila sotto una cosa che poteva cadere dal cielo, era diventato nella contabilità della casa il meno recente dei lutti, il più assestato, quello su cui le pietre erano già cresciute. La giacca aveva ancora, sui gomiti, la polvere di quell’estate. Lei lo sapeva senza aprirla.

Di quell’estate ricordava soprattutto la farina, che era diventata la cosa per cui si moriva, perché non c’era, e per averla bisognava mettersi in fila in un punto aperto verso il mare dove la fila stessa era il pericolo, e il figlio ci era andato con l’altro, il secondo, quello che poi non era tornato affatto, ed erano usciti la mattina presto dicendo che sarebbero stati via un’ora, il tempo di riempire due sacchetti; e quell’ora si era allungata in un giorno, e il giorno in una settimana, e la settimana nei mesi in cui la casa aveva imparato a fare a meno di loro uno alla volta, prima del secondo figlio con una certezza rapida e crudele, poi del primo, quello della giacca, con la lentezza di chi non ha un corpo su cui piangere e allora piange su un cassetto. Il padre, che nella fuga di quella settimana aveva perso una gamba sotto una cosa caduta e la portava adesso avvolta fino al ginocchio, dalla sua sedia non nominava più nessuno dei tre. Aveva smesso di contare i figli come lei aveva smesso di apparecchiare per loro.

Poi qualcuno alla porta disse una parola che era il suo nome al presente.

E lei, che aveva in mano la giacca perché proprio in quel momento, per una di quelle coincidenze che non si spiegano e che dopo sembrano un ordine, aveva aperto il cassetto per prendere una lenzuola e spostare la giacca più in fondo, dove le cose vanno quando si è deciso che l’inverno non le riguarda più, restò con la stoffa tra le dita mentre la parola arrivava dalla soglia; e non corse, questo è ciò che nessuno capisce di chi ha imparato quel mestiere, non corse, perché correre sarebbe stato credere prima di vedere, e lei aveva creduto e poi disfatto il credere una volta, e la seconda volta la mano voleva la prova. La prova entrò dalla porta. Aveva la faccia più stretta e gli anni addosso di uno che ne ha vissuti il doppio, ma era la prova.

Allora fece la cosa per cui non c’era ragione, la cosa che non serviva a nulla mentre lui era lì in carne, vivo, sulla soglia, e cioè invece di andargli incontro andò al chiodo dietro la porta, il chiodo dove per anni la giacca era stata appesa quando lui rientrava dal lavoro, e ci rimise sopra la giacca, la aprì per le spalle e la appese, perché appenderla al chiodo, e non lasciarla piegata nel cassetto, era l’unico modo che conosceva per dire una cosa che le parole al presente non avevano ancora il coraggio di dire, e cioè che da adesso lo contava di nuovo tra i vivi, che rimetteva la sua roba nel giro delle cose che si usano, che accettava, appendendo una giacca a un chiodo, di doverlo un’altra volta poter perdere.

Il chiodo tenne. La giacca prese la forma delle spalle vuote e per un attimo, contro la porta, ci fu la sagoma di lui appesa accanto a lui in piedi, due volte lo stesso, il figlio e la sua forma.

Lui guardò la giacca al chiodo e capì, nel modo in cui i figli capiscono le madri senza che venga detto niente, che quella era la cosa più grande che gli fosse stata fatta da quando era uscito dalla fila della farina un anno prima; e non disse grazie, perché grazie era piccolo; e lei non gli chiese dov’era stato, non gli chiese chi lo aveva tenuto, non gli chiese del padre che dalla sua sedia lo guardava senza fidarsi ancora degli occhi, non gli chiese dei due fratelli, il cui nome adesso era lei a doverlo dire al passato per lui. Gli chiese, con la voce di tutti i giorni, come si chiede la cosa più semplice del mondo a chi è appena entrato in casa: hai mangiato?

Jabalia, Striscia di Gaza. Il 7 luglio 02026 un palestinese di 23 anni, Hamada Al-Banna, torna dalla famiglia dopo circa un anno di detenzione israeliana; lo credevano ucciso nell'estate 2025, andato con il fratello a prendere aiuti alimentari durante la carestia. Nel frattempo due fratelli sono morti e il padre ha subito l'amputazione di una gamba (Middle East Monitor, Ultra Palestine, Al-Araby, 7-10 luglio 02026).
Filigrana · I

Nota

fatto: A Jabalia, nella Striscia di Gaza, un ragazzo di ventitré anni torna dalla famiglia dopo circa un anno di detenzione israeliana; lo credevano ucciso mentre prendeva aiuti alimentari durante la carestia, e nel frattempo due fratelli sono morti e il padre è stato amputato a una gamba. (Middle East Monitor, Al-Araby, 7-10 luglio 02026.)

mondo: Nella notte del sei luglio la Russia colpisce Kyiv con trecentocinquantuno droni e sessantotto missili, e almeno ventidue persone muoiono, il distretto di Podil il più colpito (NPR). A Negombo, in Sri Lanka, una rivolta nel carcere sovraffollato lascia ventisei morti tra detenuti e agenti e oltre cento feriti (Al Jazeera). Nel sud del Colorado l’incendio di Aspen Acres brucia oltre novantamila acri, distrugge più di settecento case e costringe migliaia di persone a lasciare i paesi (CPR News).

Varianti: 5.

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