un racconto al giorno, per sempre
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Rete esterna

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Sotto la terra l’acqua fa un sibilo continuo, sempre alla stessa nota. La buca è aperta da un’ora. Sul fondo l’acqua affiora, arriva a un dito e resta lì. Intorno al punto dove affiora la terra è più scura e si stacca a scaglie. Di lato il pozzetto è scoperchiato e il coperchio di ghisa sta di taglio contro il cordolo.

Il tubo della rete entra nel pozzetto. È nero, di polietilene, e sul bordo, dove entra, corre un anello di vernice azzurra dell’impresa, largo due dita. Sopra, dove passa la ghiaia, la vernice è consumata. Sotto è piena.

Ramón Cifuentes si china e appoggia il pollice sull’anello. Lo fa scorrere fino a dove la vernice finisce. Dopo la vernice il pollice trova lo scalino della giunzione. Dopo lo scalino il tubo non è più dell’impresa.

Si alza. I guanti li tiene infilati nella cintura e non li mette: li mette solo per richiudere. La pala è posata di piatto sul bordo della buca, mai infilata nella terra, e il manico è lucido in un punto solo.

L’acqua viene da dopo lo scalino.

Il rettangolo di asfalto sopra la buca stamattina era ancora nuovo. Lo ha chiuso Ramón due settimane fa e lo ha battuto una passata in più del necessario, perché il camion del pane passa di lì alle sei. Adesso la strada è aperta nello stesso punto, un metro più in là.

Ezequiel chiede quanto ci vuole. Ramón dice venti minuti. Ezequiel chiede se il tubo è dell’impresa. Ramón dice che col camion sono tre ore, e che a richiudere adesso e a tornare domani è mezza giornata.

Al bordo della buca ci sono quattro persone. La donna che ha chiamato la prima volta e poi la seconda tiene la borsa della spesa e non la posa. Un ragazzino filma col telefono, si sposta di un passo e filma di nuovo. Davanti al cancello verde l’acqua che esce da giorni ha mangiato il bordo dell’asfalto, e sotto il bordo si vede la ghiaia.

Sul cofano del furgone c’è il rapporto d’intervento, con la penna sotto la molletta perché non rotoli. La prima casella dice rete esterna. La seconda dice fino al pozzetto. Ramón deve barrare la casella, scrivere l’ora, richiudere e passare il rullo prima delle sette, quando il deposito chiude.

Le due caselle sono vere. Il tratto che l’impresa ha in carico arriva al pozzetto. Quel tratto è integro. L’acqua sale un metro più avanti, sotto il marciapiede del civico. Da lì scende in strada e si porta via il bordo.

Ramón misura il metro con la pala, dal pozzetto al punto dove il marciapiede è bagnato. La pala lo copre tutto, dal ferro all’impugnatura. La posa di piatto e la lascia lì. Poi scende nella buca.

Il telefono suona sul cofano alle sei e dieci. Ramón esce dalla buca. Gli stivali sono pieni fino alla caviglia. Li tiene pieni: svuotarli è un giro in più.

È il gerente. Non alza la voce.

«Aiutiamo le associazioni di quartiere con le perdite interne, non è responsabilità diretta nostra.»

Ramón guarda il fondo. L’acqua sale da sotto e si ferma alla stessa altezza. La terra del bordo ricade dentro da sola e copre il punto dove il pollice è passato un’ora fa.

«Due settimane fa quel tubo era lo stesso.»

Poi la seconda.

«Se scavi dentro e la parete cede, paga l’impresa, e chi si taglia sei tu. Cinque squadre, Ramón. Se oggi lo fai tu, domani lo devono fare tutti, e a qualcuno non ci arriviamo.»

Ramón guarda la pala di piatto sul bordo. Venti minuti. Il gerente dice che non è il tempo.

Ramón posa il telefono sul cofano, accanto al rapporto. Torna al bordo e scende.

La pala è di piatto sopra il pozzetto. Ramón la tiene ferma. La terra ricade dentro.

Poi sposta la pala di un metro oltre il pozzetto e la infila nella terra.

Scava quaranta centimetri. Il tubo che viene fuori è più stretto e non ha l’anello azzurro. Ramón chiude la saracinesca a monte. Taglia il tratto crepato con il seghetto. Pulisce le due teste con la tela smeriglio. Infila il collare di riparazione, lo centra sulla crepa e stringe i bulloni con la chiave a cricchetto, mezzo giro per volta. Riapre la saracinesca.

Il sibilo sotto la terra cambia. Diventa più alto. Poi più corto. Poi non c’è.

Sul cofano il rapporto va compilato lo stesso. Ramón si asciuga le mani sui pantaloni, prende la penna e barra la prima casella. Sulla riga bianca sotto scrive dove ha lavorato: un metro oltre il pozzetto, tubo del civico, collare. Poi scrive l’ora. Le sei e quaranta.

Ezequiel tiene la pala per il ferro e lo guarda scrivere. Non dice niente.

La donna che aveva chiamato arriva fino al cofano. Ringrazia lui. Poi gli chiede il numero di telefono. Ramón glielo detta e lei se lo scrive sul palmo con la penna del rapporto, che gli restituisce bagnata.

Prima di ributtare la terra Ramón scende un’ultima volta. Con lo spigolo della pala incide un segno sul bordo del tubo, nel punto in cui finisce la rete. Risale.

Ezequiel manda la terra dentro. Ramón la bagna e passa il rullo, avanti e indietro, a strati. Alle sette e venti stendono l’asfalto a freddo e lo battono.

Il rettangolo nuovo è più scuro del resto della strada.

Viedma, provincia di Río Negro, Argentina. Dopo i reclami dei vicini per importanti perdite di acqua potabile in un quartiere, Aguas Rionegrinas interviene e ripara; il gerente generale dichiara che l'impresa non interviene sui guasti interni e che in questi casi ha collaborato per una soluzione rapida. La perdita durava da giorni ed è la seconda segnalazione dello stesso tipo nella stessa città in due settimane, 26 agosto 02026 (NoticiasNet).
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Nota

fatto: A Viedma, dopo i reclami dei vicini per importanti perdite di acqua potabile in un quartiere, Aguas Rionegrinas interviene e ripara. Il gerente generale precisa che l’impresa non interviene sui guasti interni, ma che in questi casi ha collaborato per una soluzione rapida. (NoticiasNet, 26 agosto 2026.)

mondo: Il venticinque agosto un attacco di droni incendia la raffineria di Afipsky, nel Krasnodar, e uccide due persone alla stazione ferroviaria di Afipskaya; dieci case risultano danneggiate (Al Jazeera). Nella notte del ventisei agosto gli incendi nel nord dell’Algeria uccidono dodici persone tra Béjaïa, Jijel e Tizi-Ouzou, e cinquantaquattro finiscono in ospedale con ustioni (France 24). Il ventotto agosto la Corte nazionale di Quito condanna l’ex presidente Lenín Moreno a cinque anni per corruzione (Primicias).

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