un racconto al giorno, per sempre

Il nome di Wilder

L’aula era fredda e io tenevo le mani in tasca perché fuori faceva caldo e dentro no, e dentro era freddo come una cella di quelle che tengono la carne, e io lo sapevo il freddo che tiene la carne perché avevo lavorato al macello e il freddo del macello è un freddo che ti entra nelle ossa e non se ne va, e in tasca avevo il foglietto e il foglietto era piegato in quattro e era umido di sudore e io lo stringevo e lo lasciavo e lo stringevo. L’avvocato mi aveva detto di stare zitto. Mi aveva detto che io ero un testimone e che il testimone parla quando gli chiedono di parlare e non prima, e io avevo detto sì, e avevo pensato che dire sì fosse facile, e avevo giurato a me stesso, il giorno che ero uscito da quel rimorchio, di non guardare indietro, mai, e il silenzio era stato la mia difesa e la difesa aveva tenuto per tre anni.

L’aula aveva le sedie di legno chiaro e attaccate tra loro, e la moquette che inghiottiva i passi, e una bandiera in un angolo che pendeva senza vento, e l’aria che veniva da sopra, dalle bocchette, e sapeva di niente, sapeva di plastica e di freddo, e le lampade erano bianche e non facevano ombra, e in quella luce senza ombra ognuno sembrava di cera. L’uomo era lì davanti, seduto, con la giacca che non gli stava, e non alzava gli occhi, e io guardavo la sua nuca e pensavo al rimorchio.

Perché il rimorchio io me lo ricordo per pezzi. Me lo ricordo per la maniglia, la maniglia dentro che non si apriva, e uno la tirava e uno la spingeva e uno ci batteva sopra con la scarpa e la maniglia era liscia e non cedeva dall’interno perché dall’interno quelle porte non si aprono, e me lo ricordo per il metallo, la parete di metallo che di giorno scottava e la tocchi e la lasci e la tocchi e non puoi tenerci la mano, e sotto i piedi il metallo che vibrava quando il camion andava e poi il metallo fermo quando il camion si è fermato e non è più ripartito. E me lo ricordo per il caldo, il caldo che non era il caldo del sole ma il caldo dei corpi, il caldo che sale e non scende e ti riempie la bocca, e l’aria che diventava spessa, l’aria che dovevi masticarla per mandarla giù, e uno aveva battuto contro la parete per fare un buco e non c’era buco, e uno aveva urlato al camion di fermarsi e il camion non sentiva. E me lo ricordo per i nomi, perché all’inizio la gente si chiamava per nome, e uno chiamava la moglie e uno chiamava il fratello e una donna chiamava un nome di bambino, e poi i nomi erano diventati pochi, e poi un nome solo, e poi nessuno.

Cinquantatré. Li hanno letti, in questi giorni, cinquantatré nomi, uno dopo l’altro, e uno di quei nomi era il nome che avevo scritto sul foglietto, perché avevo paura di dimenticarlo, perché la paura di dimenticarlo era più grande della paura di ricordarlo, e la mano in tasca cercava il foglietto senza che io glielo dicessi, e la lingua mi si seccava, e io stringevo.

Wilder era accanto a me. Wilder mi aveva dato l’acqua sua quando la mia era finita, e non mi conosceva, e me l’aveva data lo stesso, e aveva detto tieni, e io l’avevo tenuta, e lui era morto e io no, e questa è la cosa che non si dice, che uno tiene l’acqua di un altro e vive, e l’altro no.

Poi il giudice ha detto una cosa e l’avvocato mi ha guardato e ha fatto no con la testa, piano, come si fa a un cane, e io ho sentito la mano che apriva il foglietto in tasca, da sola, e ho tirato fuori il foglietto e l’ho aperto e la carta era molle e le lettere erano sbiadite dal sudore ma io le sapevo, e ho alzato la mano, e mi sono alzato, e la lingua era secca ma la parola è uscita lo stesso, e ho detto il nome. Ho detto Wilder. L’ho detto forte, più forte di quanto volessi, e la mia voce nell’aula fredda era una voce che non riconoscevo, e ho pensato che adesso non potevo più tirarla indietro, e non volevo tirarla indietro.

L’aula si è fermata. Una donna con una macchina piccola scriveva, e ha scritto anche quello, ha scritto il nome, e il nome è entrato dove restano le cose, e resta lì adesso, in mezzo alle carte, un nome tra i numeri. L’uomo davanti non ha alzato gli occhi. Non li ha alzati né quando ho parlato né dopo, e forse non sapeva chi fosse Wilder, e forse per lui erano stati un carico e basta, e io non ho parlato a lui, io ho parlato all’aria dell’aula perché l’aria tenesse quel nome.

Poi mi hanno fatto uscire. E fuori c’erano i gradini e c’era il sole vero, quello che scalda, e il caldo di fuori non era il caldo di dentro il rimorchio, era un caldo che potevi lasciare, e io mi sono seduto sui gradini caldi e ho ripiegato il foglietto anche se non mi serviva più, e l’ho rimesso in tasca, e ho detto il nome un’altra volta, piano, per me. Wilder. L’ho detto come si dice una cosa che non vuoi perdere. Wilder. L’ho detto piano, e poi ancora, non per contarlo, ma per tenerlo, e le labbra si muovevano e non usciva quasi suono, e andava bene lo stesso, e il nome stava, e era mio da tenere, e lo tenevo.

San Antonio, Texas. Nel luglio 02026 un uomo si dichiara colpevole in un'aula federale per il suo ruolo nella più letale tragedia di migranti nella storia degli Stati Uniti: il rimorchio abbandonato su Quintana Road nel 2022, dove morirono 53 persone e 11 rimasero ferite (KENS5).
Reticello · I

Nota

fatto: A San Antonio, in Texas, un uomo si dichiara colpevole in un’aula federale per il suo ruolo nella più letale tragedia di migranti negli Stati Uniti: il rimorchio abbandonato su Quintana Road nel 2022, dove morirono 53 persone. (KENS5, luglio 2026.)

mondo: In Giappone il tifone numero nove, con l’occhio ormai nitido, punta sulle isole Sakishima di Okinawa e le autorità preparano le evacuazioni (NHK). Nelle Filippine il Senato apre il processo di impeachment contro la vicepresidente Sara Duterte (Rappler). In Indonesia, nella Papua degli altipiani, i soldati recuperano il corpo di un pilota americano ucciso dai separatisti a Ipdeheik, dove l’aereo è stato dato alle fiamme (CNN).

Varianti: 5.

Reticello · Pneuma I.

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