La macchina del figlio è nel vialetto. Una Toyota grigia, un seggiolino dietro. Marlon la guarda dal marciapiede. Sedici anni fa non c’era il seggiolino. Sedici anni fa non c’era il figlio con la macchina: c’era un ragazzo di sedici anni che gli teneva il muso perché il padre non lo portava a pescare.
Adesso il ragazzo ha trentadue anni e apre la porta con lo strofinaccio sulla spalla.
Pa’.
Dice solo così. Pa’. Poi si fa da parte.
Dentro c’è odore di pollo fritto e di pane di mais. C’è odore di casa di qualcun altro che è casa tua. Marlon entra piano. Cammina come cammina uno che per sedici anni ha camminato dove gli dicevano di camminare. Tiene le mani lungo i fianchi. Non tocca niente.
In cucina c’è la moglie del figlio, che lui non ha mai conosciuto libera, l’ha vista solo di là dal vetro, in visita, con la voce nella cornetta. E ci sono due bambini. Un maschio e una femmina. Il maschio ha sei anni forse, la femmina meno. Guardano quest’uomo grande e magro con la barba grigia e non sanno chi è. Per loro è un signore. Il nonno è un signore che arriva a cena. Sul frigo c’è una foto attaccata con una calamita. È vecchia, di un compleanno, e in fondo, tagliato quasi a metà dal bordo, c’è un uomo giovane che ride con una candelina in mano. Quell’uomo è lui. Nessuno l’ha tolta e nessuno la guarda. Sta lì da sedici anni, mezza dentro e mezza fuori dalla calamita.
Sedici anni. Marlon li ha contati in un altro modo, là dentro. Li ha contati per Natali, che sono i giorni in cui il telefono suona di più e costa di più. Li ha contati per le scarpe del figlio nelle foto, che cambiavano numero. Adesso li conta qui, in cucina, e sono tutta questa gente nuova, questo pane, questo seggiolino, questa donna che gli asciuga la mano nel grembiule prima di dargliela. Gli dice il suo nome, piano, come si dice una cosa che si è provata a dire tante volte dentro una cornetta. Marlon stringe piano. Ha le mani grandi e in sedici anni ha imparato a stringere piano.
La tavola è apparecchiata per cinque. Ma i posti sono sei.
C’è la sedia a capotavola. È tirata indietro, un poco, come per uno che deve ancora arrivare. Nessuno ci ha messo il piatto davanti. No: il piatto c’è. C’è il piatto, e c’è il bicchiere, e c’è la forchetta a destra come si mette. Solo la sedia è vuota, e sta lì, spostata indietro, aperta.
Marlon la guarda. Guarda il figlio.
Il figlio non dice niente. Prende la teglia dal forno con lo strofinaccio, la porta in tavola, si scotta e non lo dice. Mette il pollo al centro. Dice ai bambini di sedersi. I bambini si siedono. La moglie si siede. Il figlio si siede a lato, dove si è sempre seduto anche da ragazzo, alla destra del capotavola.
Restano cinque a sedere e una sedia in piedi. La sedia del padre.
Uno si aspetterebbe le parole. Uno si aspetterebbe che il figlio dica siediti, pa’, questo è il tuo posto, ti abbiamo aspettato, è sempre stato il tuo. Ma in questa casa non si dicono le cose così. In questa casa le cose si mettono sul tavolo e si aspetta. Il figlio ha messo la sedia. La sedia è la frase. Adesso tocca a lui.
Marlon resta in piedi un momento di troppo. Un momento in cui potrebbe prendere una sedia normale, di lato, farsi piccolo, mangiare in punta come ha mangiato per sedici anni con il vassoio agganciato al muro. Sarebbe più facile. Da un lato non ti guarda nessuno. Da un lato ci sei e non ci sei. Da un lato mangi, ringrazi, e te ne torni nella tua branda. Sedici anni è stare da un lato.
Poi tira la sedia a capotavola e si siede.
Il legno scricchiola sotto di lui. È una sedia vera, di quelle che tengono. Non è agganciata al pavimento. Non è la panca del refettorio. È una sedia che si sposta, che scricchiola, che diventa tua nel momento in cui ci metti il peso. La bambina piccola lo guarda da sotto in su. Il maschio guarda il padre per capire se va bene. Il padre sta versando l’acqua e non alza gli occhi, e proprio per questo si capisce che va bene.
Nessuno dice grazie a Dio. Nessuno dice finalmente. Il figlio prende il piatto del padre, quello davanti alla sedia grande, e ci mette una coscia e un’ala e il pane, e glielo passa.
Mangia, pa’.
Marlon prende il piatto. Le mani gli tremano un poco e nessuno lo dice.
Mangia, pa’, dice di nuovo il figlio, anche se il padre ha già il piatto, lo dice come si dice una cosa due volte quando la prima era per il padre e la seconda è per sé.
E Marlon mangia.
fatto: In una contea rurale della Georgia un uomo esce dal carcere dopo sedici anni, scagionato da una rapina a mano armata del 2008 che non aveva commesso, e tenta di rientrare nella vita dei figli ormai adulti. (Atlanta Journal-Constitution, luglio 02026.)
mondo: In Congo, nella provincia dell’Ituri, l’epidemia di Ebola corre più veloce di ogni conta precedente: oltre milletrecento morti e una cinquantina di decessi in un solo giorno (Xinhua). In Iraq caccia statunitensi e sauditi colpiscono postazioni filoiraniane dopo giorni di attacchi con droni (CNN). In Tanzania la polizia arresta circa centotrenta persone dopo il divieto di ogni comizio (Rio Times).
Varianti: 5.
Soffiato · Pneuma I.
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