un racconto al giorno, per sempre
←

Sette meno un quarto

Il chiavistello del cancello grande lo aveva passato alle sei e dodici, come tutte le mattine da otto anni; come tutte le mattine lo aveva riprovato subito dopo, tirandolo verso di sé di un centimetro, che è un gesto che gli altri della società non fanno, che a lui era stato insegnato da un uomo più vecchio in una caserma dove era stato a vent’anni, un gesto che non serve a niente se il chiavistello è a posto e che serve a tutto le due o tre volte nella vita in cui non lo è; mentre lo riprovava aveva cambiato gli occhiali, cioè aveva alzato sulla fronte quelli da leggere, calato sul naso quelli da strada, senza toglierli del tutto, perché toglierli del tutto vuol dire posarli, e posarli vuol dire, prima o poi, non trovarli più.

Sul marciapiede, dall’altra parte della strada, c’era una macchina ferma che non era del quartiere.

Non era del quartiere; neanche quella del ventuno giugno del duemilaventicinque era stata del quartiere, benché quel giorno lui non fosse nemmeno di turno, trovandosi lì per il cambio di un collega, e sia questo il primo punto che non ha mai detto a nessuno: che a quell’ora, le sette meno un quarto, davanti al cancello del padrone di casa erano già in quattro, e che sono rimasti in quattro fino alle sei di sera, cioè quasi tutto il giorno, fermi, senza fare niente (verso mezzogiorno il più anziano era andato a prendere il tè al chiosco dell’angolo, era tornato con quattro bicchieri di carta infilati uno nell’altro, li aveva distribuiti, e per un quarto d’ora sul marciapiede c’era stato il rumore di quattro uomini che bevono in piedi), che è una cosa che lui, in trent’anni di turni, aveva visto fare soltanto a chi aspetta qualcuno che «sa di dover aspettare».

L’uomo che cercavano non è arrivato. Alle sei di sera hanno forzato la porta di servizio con il piede di porco, sono saliti, sono scesi dopo quaranta minuti con due scatole, una borsa, e uno di loro, il più giovane, gli ha messo in mano un foglio piegato in due dicendogli che era «la copia per il proprietario»; e lui ha detto di sì perché il proprietario non c’era, perché quando uno ti mette in mano un foglio dicendo una parola con l’articolo determinativo, «la» copia, non «una» copia, tu quel foglio lo prendi.

Sul foglio c’erano le voci, in colonna: un computer portatile, due telefoni, tre dischi esterni, una scatola di documenti. La firma di chi lo aveva compilato era una sigla (due lettere e un trattino).

Quindici mesi dopo, il ventidue di settembre, il giornale ha scritto che la giudice aveva stabilito l’illegalità di quella perquisizione, che erano stati violati cinque diritti, elencati uno per uno, che il capo della direzione delle indagini criminali e l’ispettore generale della polizia dovevano pagare in solido cinque milioni di scellini, che la procura non poteva più procedere sulla base di quelle indagini; in tutto l’articolo, che era lungo, la parola «custode» non compariva.

Il ventiquattro di settembre, alle due del pomeriggio, il supervisore della società è arrivato con il foglio dei turni già rifatto, glielo ha mostrato tenendolo per l’angolo, e gli ha detto soltanto: «Da lunedì entri alle quattordici».

La notte, per uno che fa il cancello, non è un turno più duro: è il turno in cui non si parla con nessuno; togliergliela dopo otto anni senza dire perché era il modo che il supervisore aveva scelto per dire perché, e lui lo aveva capito mentre ancora l’altro teneva il foglio per l’angolo, o meglio lo aveva capito prima, quando aveva visto la macchina ferma dall’altra parte della strada, dentro un uomo con una cartella sulle ginocchia che non scendeva; adesso l’uomo era sceso, stava sul marciapiede a due passi con la cartella sotto il braccio, aspettava che il supervisore finisse.

Il supervisore non finiva. Ripiegava il foglio dei turni in tre, con cura, guardando l’avvocato.

Allora lui si è aperto il giaccone d’ordinanza, che è di tela pesante, con la fodera scucita sotto l’ascella destra da prima che lui ci fosse, e dentro la fodera, fra la tela e il tessuto, dove la carta si sente col gomito quando ti appoggi, dove in quindici mesi si era piegata da sola sulle piegature vecchie, c’era il foglio, e lo ha tirato fuori tenendolo per il bordo lungo, perché la carta piegata in quattro per quindici mesi si strappa sulla piega se la prendi per l’angolo.

Lo ha aperto. Ha guardato la colonna delle voci, una volta, dall’alto in basso, senza fermarsi su nessuna riga, e ha rimesso il pollice sulla piega.

Poi lo ha messo in mano all’avvocato, sul marciapiede, fuori dal cancello.

Ha detto: «Erano già lì alle sette meno un quarto».

Il supervisore ha aspettato che l’avvocato mettesse il foglio nella cartella e che la cartella si chiudesse, e nel frattempo non ha guardato nessuno dei due, ma il cancello, e la parte del cancello dove la vernice è consumata dalla mano, all’altezza della serratura.

Poi ha teso la mano, con il palmo in su, all’altezza della cintura, e non ha detto la parola giaccone, perché la parola non serviva.

Lui se lo è sfilato. Prima la manica destra, che è quella della fodera scucita, poi la sinistra. Ha cercato nella tasca il tesserino, lo ha tolto, e ha messo il tesserino sopra il giaccone piegato, sul palmo teso, come si consegna una cosa in due pezzi quando si vuole che si veda che sono due.

Sono le sei e dodici di domani mattina che non ci sarà. Il chiavistello lo passerà un altro, e lo passerà una volta sola.

Sul marciapiede, in maglietta, gli occhiali da strada sul naso e quelli da leggere sulla fronte, ha cercato con il gomito destro la carta dentro la fodera.

La fodera non c’era più.

Nairobi, Kenya. L'Alta corte dichiara illegale la perquisizione del 21 giugno 2025 nell'abitazione di un blogger e imprenditore tecnologico: agenti della Direzione delle indagini criminali presidiarono la casa quasi tutto il giorno, entrarono con la forza e lasciarono copia dell'inventario al custode. Accertata la violazione di 5 diritti; il direttore della DCI e l'ispettore generale della polizia condannati in solido a 5.000.000 di scellini di danni generali; vietato alla procura di procedere sulla base di quelle indagini, 22 settembre 02026 (The Star).
Filigrana · I

Nota

fatto: L’Alta corte di Nairobi dichiara illegale la perquisizione del giugno duemilaventicinque nella casa di un blogger: gli agenti la presidiarono un giorno intero ed entrarono con la forza. Accertata la violazione di cinque diritti, il capo della polizia investigativa e l’ispettore generale condannati in solido. (The Star, 22 settembre 02026.)

mondo: Domenica pomeriggio un incendio divora un capannone tessile a Shunde, nel Guangdong: otto operai muoiono, uno resta ferito (Global Times). In Nigeria nove persone vengono uccise fra sabato notte e domenica mattina negli attacchi a Barkin Ladi e Riyom, nello stato di Plateau, e tre distretti finiscono sotto coprifuoco (Premium Times). A Buenos Aires migliaia di persone sfilano nella marcia della rabbia contro il piano economico di Milei (France 24).

Varianti: 5.

Filigrana · Pneuma I.

Indice

186 racconti

Pagine
Il progetto Catalogo

Il progetto