un racconto al giorno, per sempre

A bocca di lupo

Alle cinque e mezza del pomeriggio Tuấn scarica l’ultimo sacco di mangime davanti al capannone tre. Sono trenta chili. Lo posa sul bancale. Conta undici bancali pieni per il turno di domani.

Bình lavora al quadro elettrico accanto alla vasca di filtrazione. La vasca raccoglie i liquami dei maiali del capannone. È profonda due metri. È coperta da una griglia di ferro a maglie larghe. Sotto la superficie la pompa di ricircolo gira piano. La pompa fa un suono basso, uguale, da sette anni.

Il regolamento è appeso al muro all’ingresso. Dice di staccare la corrente del capannone prima di aprire il quadro. Dice di non lavorare da soli sulla vasca. Dice di tenere la maschera al gancio accanto alla porta. La maschera è al gancio. La corrente è accesa. Bình lavora da solo perché il turno finisce alle sei e c’è ancora il quadro da chiudere.

Tuấn allinea i sacchi sul bancale. Da fuori sente la scossa nel modo in cui Bình smette di battere il cacciavite.

Bình apre lo sportello del quadro. Il cacciavite è bagnato. Tocca il morsetto in alto a sinistra. La scossa lo prende alla mano destra. Bình si piega sulle ginocchia. Batte contro la griglia. La maglia cede. Bình scivola nella vasca. L’acqua nera si chiude sopra la sua testa.

Tuấn arriva al bordo in quattro passi. Chiama Bình per nome. Aspetta. Non c’è risposta. C’è la pompa che gira. C’è l’odore che sale dalla vasca aperta, dolce e pesante, e stringe alla gola.

Duy scende per primo. Mette il piede sulla scala di ferro fissata alla parete interna. Scende un gradino. Ne scende un secondo. Al terzo la testa gli va all’indietro. Le mani lasciano il ferro. Duy cade nell’acqua accanto a Bình. Non risale.

Long scende dopo Duy. Arriva a metà scala. Si ferma. Apre la bocca. Dalla bocca non esce voce. Long lascia la presa e cade.

Il capoturno grida dal fondo del capannone. Grida che è il gas dei liquami. Grida di non scendere. Grida di aspettare i pompieri.

Tuấn non scende. Prende la corda dei sacchi arrotolata al gancio della trave. È una corda di nylon giallo, lunga dodici metri. La lega a bocca di lupo, il nodo che il padre gli ha insegnato al villaggio per legare le barche. Passa un capo attorno al palo della tettoia. Tira il nodo. Tiene. Mette un piede sul primo gradino della scala. L’altro piede resta fuori, sulla terra battuta.

Cala la corda dentro la vasca. La corda tocca l’acqua nera. Tuấn la muove piano da destra a sinistra. La corda trova un braccio. Un uomo la stringe. È uno dei due scesi per ultimi, rimasto vicino alla scala. Tuấn tira. La corda si tende. Stride contro il bordo della griglia. L’uomo sale un gradino, poi un altro. Arriva al cemento. Vomita. Respira.

Tuấn cala la corda una seconda volta. La muove. Trova una mano che si chiude. Tira. Il secondo uomo sale. Ha gli occhi rossi e chiusi. Tossisce fino a piegarsi. Respira.

Tuấn cala la corda una terza volta. La porta al centro, dove è caduto Bình. La muove. La corda torna vuota. La porta a sinistra, dove è caduto Duy. Torna vuota. La porta a destra, dove è caduto Long. Torna vuota. Tuấn tiene il capo in mano e non lo lascia.

I pompieri arrivano con gli autorespiratori alle sei e venti. Prima di scendere misurano l’aria dentro la vasca con uno strumento a sonda. Lo strumento suona. Il capo dei pompieri legge il numero e scuote la testa. Poi staccano l’interruttore generale del quadro elettrico. Fermano la pompa di ricircolo. Il suono basso finisce. Aprono tutta la griglia di ferro. Legano l’imbragatura al primo uomo. Scende con la maschera e la fune di sicurezza doppia.

Tirano su Bình. Lo stendono sul cemento accanto alla vasca. Un pompiere gli apre la giacca. Gli preme il petto con due mani. Conta a voce alta. Preme. Conta. Preme. Al trentesimo si ferma e guarda l’altro. L’altro fa segno di no con la testa.

Tirano su Duy. Lo stendono accanto a Bình.

Tirano su Long. Lo stendono accanto a Duy.

In cinque non risalgono con il fiato. Due respirano, seduti contro il muro del capannone tre, con la coperta arancione sulle spalle. Uno chiede dell’acqua. Gli danno l’acqua. L’ambulanza carica i due seduti. Il capoturno resta in ginocchio accanto ai cinque stesi. Non li copre. Aspetta che portino di che coprirli.

Tuấn resta in piedi. Ha ancora il capo della corda in mano. Il nodo a bocca di lupo tiene attorno al palo. Tuấn lo scioglie con le dita. Arrotola la corda in dodici giri, come si arrotola. La riappende al gancio della trave del capannone tre. Poi si guarda le mani. Il guanto sinistro è rotto sul dito. Se lo sfila. Lo mette in tasca. Il quadro elettrico è ancora aperto contro il muro. La corrente adesso è staccata. Il cacciavite di Bình è per terra, accanto alla vasca.

_Thach Quang, Thanh Hoa, Vietnam. In un allevamento di maiali della DABACO un operaio prende la scossa riparando un impianto elettrico presso una vasca di liquami e vi cade; i colleghi scesi a soccorrerlo muoiono asfissiati. 5 morti, 2 feriti. 18 luglio 02026 (The Star; Vietnam News, 19 luglio 02026)._
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Nota

fatto: In un allevamento di maiali della DABACO, a Thach Quang nel Thanh Hoa, un operaio prende la scossa riparando un quadro elettrico presso una vasca di liquami e vi cade; i colleghi scesi a soccorrerlo muoiono asfissiati. Cinque morti, due feriti. (The Star; Vietnam News, 19 luglio 02026.)

mondo: A Teheran il regime iraniano impicca in pubblico due giovani manifestanti di ventiquattro e ventisette anni, mentre esperti delle Nazioni Unite chiedono di fermare le esecuzioni sui dodici arrestati nella rivolta di gennaio (Times of Israel). Nel territorio di Mambasa, in Ituri, almeno trentadue civili muoiono in due attacchi attribuiti alle ADF (Xinhua). Al largo della Mauritania un barcone alla deriva da venticinque giorni lascia centoquarantaquattro morti o dispersi, e trentotto persone vengono tratte in salvo (UN News).

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