La panca del pubblico era bassa e il legno mi arrivava sotto le ginocchia ed era lucido nel mezzo, dove si è seduta tanta gente, e opaco alle due estremità dove non si siede nessuno, e fra due assi c’era una fessura e nella fessura avevo infilato l’angolo della busta, perché la busta sul grembo si piega e io le buste degli altri non le ho mai piegate, e dentro c’era il certificato di nascita di Ousman e la fotocopia della carta d’identità di mia sorella e il foglio con il numero della pratica e una ricevuta della bottega che non c’entrava niente e che avevo messo lì per non lasciarla sul bancone.
Ero arrivato con un’ora di anticipo e agli uffici arrivo sempre con un’ora di anticipo, e conosco gli orari degli uffici di Banjul e quelli di Serekunda, e la gente per strada me li chiede e io glieli correggo anche quando non me li chiede, e quel pomeriggio la bottega l’aveva tenuta aperta mio nipote, e mio nipote non sa il prezzo dei cavi.
Fatou si sedette alla mia destra e mise la borsa fra noi due, e poi la spostò sulle ginocchia.
Il cancelliere lesse le condizioni ad alta voce e leggeva come si legge un elenco di merci, e disse riconoscimento di cinquecentomila dalasi, e disse un garante gambiano per la stessa somma, e disse firma al posto di polizia più vicino alla residenza ogni due settimane fino a nuovo ordine, e disse divieto di lasciare il paese, e a ogni condizione io spostavo il peso e la panca rispondeva sotto di me, un cigolio corto, e nell’aula non c’era nessun altro rumore, e così ogni cosa che stavo per fare arrivava in aula prima di me.
Cinquecentomila dalasi sono il cortile di mia madre a Bundung, il pozzo, il muro sul retro e la stanza in fondo dove dorme lei da quando è morto mio padre.
Ousman stava in gabbia sul lato destro e teneva il foglio dell’ordinanza piegato in due e lo teneva con tutte e due le mani, e sul foglio la giudice aveva scritto che tenerlo dentro era contro la costituzione, e lui era dentro dal maggio del 2024 e in quei mesi non c’era stata un’udienza di merito e non c’era stata una data, e la carta che diceva che non doveva essere lì gliela avevano messa in mano lì dentro, attraverso le sbarre, da un funzionario che poi si era rimesso a sedere.
Poi il cancelliere disse «il garante si presenti dal pubblico», e il pubblico eravamo io e Fatou e due donne in fondo che aspettavano un’altra causa, e la panca su cui stavo seduto era entrata nella procedura, e adesso era una parola che un uomo in toga pronunciava ad alta voce, e quando lui disse dal pubblico il pubblico ero io.
Di che cosa lo accusassero non lo disse nessuno. Non lo disse il cancelliere, che lesse le condizioni e non lesse i capi. Non lo aveva detto lo sportello a mia sorella in due anni e quattro mesi, e mia sorella agli sportelli c’è andata, e ha portato l’acqua, e ha aspettato in piedi, e ha chiesto, e ha lasciato il numero della bottega.
Il cancelliere chiese chi garantisce.
Nessuno rispose.
Lo chiese una seconda volta, con la stessa voce, senza alzarla.
Fatou mi chiuse la mano sul braccio. Aveva le dita fredde. Non mi guardava.
«Lamin», disse, con la bocca vicino al mio orecchio. «Nel 2019. Ha firmato per il figlio di Sanna.»
Quella storia la conoscono tutti a Bundung.
«E il cortile adesso è di un altro.»
Poi disse la seconda cosa, con la bocca ancora più vicina.
«Non sappiamo nemmeno di che cosa lo accusano.»
Nessuno in quell’aula poteva risponderle. Non il cancelliere. Non la giudice, che aveva firmato l’ordinanza al mattino e non c’era più.
Mia sorella stava in piedi vicino alla porta e non si voltò.
Ousman teneva il foglio con tutte e due le mani.
Per vent’anni ho portato le carte degli altri agli sportelli e ho detto dobbiamo, abbiamo, ci hanno detto, ci conviene.
La mano di Fatou era ancora sul mio braccio.
Mi alzai.
Il suo braccio restò sollevato un momento, poi lo lasciò cadere sulla borsa.
«Modou Sanneh», dissi al cancelliere. «Garantisco io.»
Lo dissi a lui e non a lei.
Il cancelliere mi chiese di ripetere il nome. Lo ripetei.
Restai in piedi. Nessuno mi disse di sedermi.
Il legno, nel punto da cui mi ero alzato, non fece nessun rumore.
Sulla panca restava il caldo del mio corpo. Accanto restava il suo. In mezzo, per la prima volta da quando ci siamo sposati, c’era un vuoto.
Poi ci fu l’ufficio e all’ufficio ci fu il modulo con la fotografia, e la fotografia me l’ero portata da casa perché le fotografie me le porto sempre, e ci fu la mia firma in tre punti e quella del cancelliere in uno, e ci fu l’attesa in corridoio mentre di là dentro cercavano il registro, e mia sorella piangeva contro il muro senza fare rumore, e alle cinque meno un quarto portarono fuori Ousman dalla porta laterale con una busta di plastica e le scarpe senza lacci, e lui cercò me per primo, prima di sua sorella, e mi mise le mani sulle spalle.
E io mi voltai per cercare Fatou.
Nel corridoio non c’era, e non c’era nemmeno alla fermata dei taxi, e la sua borsa non era rimasta sulla panca, e la panca la vedevo dalla porta che l’usciere stava chiudendo, e sul legno lucido c’erano due punti più scuri, due impronte, e una delle due si stava già chiudendo, e non era la mia.
fatto: L’Alta Corte di Bundung dichiara incostituzionale la detenzione senza processo di un uomo in carcere dal maggio del duemilaventiquattro e lo ammette alla libertà su cauzione: cinquecentomila dalasi, un garante per la stessa somma, firma ogni due settimane, divieto di lasciare il paese. (Foroyaa, 2 settembre 02026.)
mondo: Sul confine tra Nepal e Tibet le alluvioni lasciano millecentoquattordici morti e quasi quattromila dispersi (ABC News). In Madagascar un tribunale condanna l’ex presidente del Senato Richard Ravalomanana a dieci anni di lavori forzati per la repressione delle proteste dell’anno scorso (Africanews). La Germania accusa Mosca del drone esplosivo disinnescato all’aeroporto di Lipsia e chiude la Casa russa di Berlino (Al Jazeera).
Varianti: 5.
Reticello · Pneuma II.
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