un racconto al giorno, per sempre

Il cucchiaio contro la trave

È il sesto giorno. Yudith ha il cucchiaio di metallo nella tasca sinistra dei pantaloni. È un cucchiaio della cucina di sua madre, senza incisioni. Lo tiene lì da martedì, quando ha capito che la trave della palazzina di calle Bolívar suonava diversa nel punto in cui la parte spezzata si appoggia sul solaio del piano di sotto.

La squadra municipale di La Guaira si sposta di quaranta metri più a est. Il caposquadra Ochoa dice che il quadrante numero quattro è chiuso. Nel quadrante numero quattro rimangono Yudith e un vecchio che si chiama Rafael, che ha portato acqua a Yudith il primo giorno e che da allora torna ogni mattina con la borraccia gialla. Rafael non scava. Guarda dove Yudith scava. È il patto.

Yudith si abbassa fino a mettersi in ginocchio nella polvere. Il ginocchio sinistro trema. Sono sei giorni che il ginocchio sinistro trema. Batte il cucchiaio contro la trave. Tre colpi brevi. Aspetta. Conta ventidue secondi. Batte di nuovo. Tre colpi brevi. Aspetta. È il codice che si è inventata martedì. Non lo conosce nessuno.

Ochoa la chiama. La chiama col cognome. Non lo aveva mai fatto. Yudith non risponde. Batte il cucchiaio. Tre colpi brevi. Aspetta.

Rafael scuote la borraccia gialla contro l’anca. È il suo modo di dire adesso. Ma Yudith non sente più il modo di dire di Rafael, sente solo la trave. La trave ha un suono che di mattina è aperto e di sera è chiuso. In questo momento la trave è chiusa. Vuol dire che il vuoto sotto di lei è piccolo. Vuol dire che c’è ancora qualcosa che spinge da dentro.

Batte il cucchiaio una terza volta.

Ochoa arriva. Ha con sé un altro uomo, uno alto che Yudith non conosce. Un funzionario delle Nazioni Unite. Yudith lo capisce dal gilet blu e dal fatto che il gilet è pulito.

«Yudith,» dice Ochoa in castigliano, «abbiamo un altro incendio a Macuto, la squadra deve spostarsi. Alzati.»

Yudith alza la faccia. Guarda Ochoa e sente per la prima volta da martedì la fatica di tenere alta la testa. Il collo trema. Non è solo il ginocchio, ora. È anche il collo.

«Quindici minuti,» dice Yudith.

«Non abbiamo quindici minuti.»

«Quindici minuti.»

Ochoa si volta verso il funzionario dell’ONU. Il funzionario dell’ONU non parla. Ochoa dice a bassa voce che quel quadrante è chiuso da martedì, che se ci fosse stato qualcosa avrebbero risposto ai colpi delle prime squadre, che la logica del sesto giorno è diversa dalla logica del secondo. Il funzionario annuisce. È il modo in cui i funzionari annuiscono nelle situazioni dove non serve dire di no.

Yudith batte il cucchiaio contro la trave. Tre colpi brevi.

Aspetta.

Il vuoto sotto la trave è piccolo. Yudith conta ventidue secondi. Non sa più perché ventidue e non venti. Martedì aveva pensato che ventidue è il numero della strada. Adesso non sa più.

Al ventiduesimo secondo la trave risponde.

Non è un colpo. È qualcosa di meno. Un contatto. Come se qualcosa avesse toccato la trave dal basso senza forza. Yudith trattiene il fiato. Batte una volta sola. Aspetta.

Un contatto.

Yudith si volta verso Ochoa e non dice niente. La faccia le è già cambiata prima che le venga la parola. Rafael scuote la borraccia gialla. Ochoa dice a bassa voce di portare le pinze e la sega, e di chiamare il medico, e di svegliare la madre che dorme dietro al camion arancione.

L’estrazione dura due ore. Il bambino di La Guaira ha tre anni. Si chiama Manuel Alejandro. Ha una gamba spezzata e una cosa strana all’occhio destro. Piange piano, un pianto che non ha ancora la forza di essere un pianto vero. La madre non riesce a stare in piedi.

Yudith rimane a due metri dal cratere, sulle ginocchia. Nasconde il cucchiaio nella tasca sinistra. Non vuole che qualcuno le chieda del cucchiaio. Sa che se qualcuno le chiedesse del cucchiaio dovrebbe spiegare i ventidue secondi e il codice, e i ventidue secondi non appartengono al racconto ufficiale, appartengono a lei.

Quando il camion parte con Manuel Alejandro e la madre, Ochoa passa vicino a Yudith. Le dice che deve venire a Macuto, adesso, che l’incendio è ancora attivo. Yudith annuisce. Si alza. Il ginocchio non trema più. Il collo trema.

Rafael si avvicina con la borraccia gialla. Yudith beve un sorso. Le mani sono così sporche che il collo della borraccia diventa grigio. Rafael dice qualcosa che Yudith non capisce, forse una parola in guaraní, forse un vecchio saluto della sua infanzia. Yudith gli restituisce la borraccia.

Sale sul camion. Il cucchiaio nella tasca sinistra le preme contro la coscia.

A Macuto, quando le chiedono di quale palazzina viene, dice il numero. Non dice il quadrante quattro. Non dice il cucchiaio. Non dice i ventidue secondi.

Il caposquadra di Macuto le dà un paio di guanti. Yudith se li mette. Guarda le proprie mani dentro i guanti e per un attimo non le riconosce come sue. Poi il caposquadra le indica il muro da abbattere.

Yudith comincia.

*La Guaira, Venezuela. Sei giorni dopo il doppio terremoto del 24 giugno (magnitudo 7,2 e 7,5), i soccorritori estraggono vivo dalle macerie un bambino di tre anni; il bilancio complessivo al 1 luglio è di circa 2.000 morti e 58.870 edifici danneggiati o distrutti, 30 giugno 02026 (NPR, UN News).*
Cristallo · II

Nota

fatto: Sei giorni dopo il doppio terremoto del ventiquattro giugno di magnitudo sette virgola due e sette virgola cinque, i soccorritori estraggono vivo dalle macerie di La Guaira un bambino di tre anni. Il bilancio complessivo al primo luglio 02026 è di circa duemila morti e cinquantottomilaottocentosettanta edifici danneggiati o distrutti (NPR, UN News).

mondo: A Nairobi attivisti keniani portano in tribunale l’autorizzazione per nuove strutture turistiche nel Maasai Mara, chiedendo il blocco degli sviluppi fino al 2032 (Okayafrica). Nel Nord della Nigeria il World Food Programme conta oltre diciassette milioni di persone in emergenza alimentare aggravata dal conflitto e dalla stagione secca prolungata (WFP). A Ca Mau, nel Vietnam meridionale, comincia la costruzione di un parco eolico da duecentoquaranta milioni di dollari con una potenza prevista di cento megawatt in funzione entro il 2028 (Bernama).

Varianti: 5.

Voce Cristallo · Pneuma II.

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